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La mondanità

(Estratti da due lettere)

John Nelson Darby

Il Messaggero Cristiano, 1983

 
Vorrei dire qualche parola sulla tendenza che hanno i cristiani di oggi a conformarsi al mondo e sui mezzi che Satana adopera per sviare i santi dal cammino che conduce alla gloria (Filippesi 3).

Il soggetto è molto importante. Qualcuno mi dirà subito che mentre siamo in questo mondo siamo continuamente messi in diretto contatto con esso dalle nostre occupazioni quotidiane, dal lavoro, dai rapporti individuali, e che è quindi impossibile vivere nel mondo senza prendere parte ai principi che lo reggono. Io nego questo in modo tassativo, e credo che la Parola ci mostri in modo abbastanza chiaro che c’è in noi forza sufficiente per conservarci puri dalle contaminazioni mondane e renderci capaci di resistervi fino alla fine. La Parola non dice che noi viviamo fuori del mondo; anzi, ci avverte che siamo lasciati in esso, ma che siamo anche guardati dal male (Giovanni 17:15; 1 Corinzi 5:10); e per infonderci coraggio nell’inevitabile lotta fra noi e il principe di questo secolo, ci fa presente che in noi c’è Uno più grande di Colui che è nel mondo (Giovanni 4:4). Cosa ci manca dunque? Dio ha messo a nostra disposizione tutte le armi necessarie per difenderci dai colpi dell’avversario; ma se noi, invece di difenderci, ci lasciamo ferire, è perché adoperiamo male le armi che Dio ci fornisce, o non le adoperiamo affatto.

A un cristiano di esperienza, fabbricante di bottoni, fu un giorno chiesto chi fosse e che lavoro facesse; egli rispose: Sono un uomo giustificato da Dio, diretto verso la gloria, che vende bottoni cammin facendo. Egli faceva il suo mestiere per guadagnarsi onestamente da vivere, ma il suo vero scopo era di raggiungere la gloria eterna con Cristo.

Così dev’essere un cristiano secondo l’insegnamento della Parola.

Se il nostro cuore non è veramente attaccato alla persona di Cristo, Satana impiega molti mezzi per sviarci. Stupisce vedere molti credenti i quali, pur senza commettere peccati grossolani, si lasciano guadagnare a poco a poco da abitudini mondane, da amici non credenti, dalle cosiddette esigenze di etichetta, e non s’accorgono che la vita divina che è in loro perde di energia, si indebolisce, e finisce per essere soffocata da tutte queste cose mondane, anche se non cattive in se stesse, che si impossessano dei loro cuori. All’inizio si soffre un po’ e si fa quasi un sacrificio nel compiacere al mondo; ma alla fine si ritorna a provare gusto per il «vino vecchio» (Luca 5:39), per le cose che si erano abbandonate alla conversione, e si dimentica che il «nuovo» è di gran lunga migliore.

Salomone è un esempio di questo tipo di cristiani. Egli non fece mai una caduta grave come quella di Davide, non commise mai un peccato così grave come quello di suo padre; ma se si considera tutta la storia della sua vita si vede una graduale decadenza, un graduale scivolare nel mondo. Il suo regno incominciò con la gloria di un piccolo Millenio; il suo scettro d’oro sfavillava nella luce alla dedicazione del tempio; attorno a lui tutto era pace è gioia; ma tutto questo, purtroppo, durò poco. Un po’ alla volta la gloria dell’inizio decadde, il cuore del re si volse verso il mondo, e alla fine il mondo divenne il suo padrone. Così, quest’uomo che aveva incominciato il suo regno nella pace e nella conoscenza di Dio, terminò la sua vita in mezzo a idoli e a donne straniere. Che differenza tra il principio e la fine! Ma come è incominciata questa decadenza? Possiamo osservare che fu una cosa graduale, non immediata; il suo cuore divenne gradatamente più sensibile alle cose del mondo fino a giungere all’idolatria.

Questo ci serve di avvertimento e ci mostra quanto avesse ragione Giovanni di dire ai giovani, che già erano forti nelle verità cristiane: «Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo» (1 Giovanni 2:15). Se siamo nella verità non siamo però ancora immuni da ogni pericolo, e il Signore solo può mantenerci fedeli. Poiché un’astuzia di Satana è quella di rendere i credenti mondani quasi senza che se ne accorgano, è bene stare in guardia per individuare le sue armi e difenderci. Cercherò di indicare qualcuno dei mezzi che egli adopera sperando che tutti possiamo approfittare delle esperienze di altri cristiani che ci hanno preceduti in questo non facile cammino.

Prima di tutto facciamo attenzione alle vecchie conoscenze, ai vecchi amici di quando ancora non conoscevamo il Signore, con i quali abbiamo passato momenti di intimità e che conoscono bene le debolezze dei nostri cuori. Per evitare ogni caduta non conosco che due mezzi: o rompere ogni relazione con loro, o, meglio ancora, annunciare loro la verità, facendo loro comprendere che abbiamo trovato un oggetto degno di tutto il nostro amore, una Persona che ha preso possesso del nostro cuore, che ha dato un indirizzo nuovo a tutta la nostra vita, e che è geloso di ogni nostra amicizia che non sia basata sull’opera della redenzione. Mi rendo conto che è molto difficile volgere le spalle ad un vecchio amico, a una persona che forse ci ha aiutati nei momenti difficili; e il nemico approfitta proprio di questo per tenerci schiavi e riportarci, un po’ alla volta, nell’atmosfera di prima, poco salubre per chi ha ormai una natura adatta alla vita del cielo. Può succedere che una vecchia conoscenza capiti a casa nostra e desideri passare la serata con noi. Se non vegliamo, forse riuscirà a farci mancare a qualche adunanza, o a qualche studio della Parola già progettato con dei credenti. Come dobbiamo comportarci?

Il miglior servizio che possiamo rendere a questi amici del mondo è quello di parlare loro dell’opera del nostro Salvatore. Se ascoltano, tanto meglio; il Signore può operare nel loro cuore e farci guadagnare l’amico. Se non vogliono ascoltare se ne andranno delusi, dicendo che abbiamo delle storie per la testa, che non siamo più quelle persone simpatiche di qualche anno fa; e intanto noi saremo liberi di seguire il nostro Signore. Può sembrare un atteggiamento duro, e infatti è duro per la nostra carne; e sarebbe anche ignobile se il movente di tale comportamento non fosse il Signore. Non dimentichiamo mai ciò che diceva Pietro ai suoi contemporanei: «Poiché dunque Cristo ha sofferto nella carne, anche voi armatevi dello stesso pensiero, che, cioè, Colui che ha sofferto nella carne rinuncia al peccato, per consacrare il tempo che gli resta da vivere nella carne, non più alle passioni degli uomini, ma alla volontà di Dio» (1 Pietro 4:1-2); e anche l’esortazione che Paolo fa ai Corinzi: «Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’impuro; e io vi accoglierò. E sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e per figlie, dice il Signore onnipotente» (2 Corinzi 6:17-18).

Oltre alle nostre vecchie conoscenze ci sono anche le vecchie abitudini, le tendenze del «vecchio uomo» che riaffiorano nei nostri cuori. Che brutta cosa, per un cristiano, conservare le abitudini che aveva prima di conoscere il Signore! I Cretesi erano di natura bugiarda, e tali erano rimasti anche dopo la conversione (Tito 1:12-13); Paolo li riprende severamente poiché quello non era camminare secondo l’uomo nuovo e sotto la dipendenza dello Spirito di Dio. Vi sono molti cristiani che, senza cadere in gravi peccati, permettono a vecchie cose, già giudicate nocive, di impadronirsi nuovamente dei loro cuori; e questa è una delle cause principali della loro debolezza. Ammetto che i nostri caratteri, i nostri gusti e i nostri temperamenti sono diversi, ma se noi diamo ascolto alle nostre tendenze individuali, legate al vecchio uomo, usciremo dalla sfera della comunione con Cristo, nella quale non si trova piacere se non in Lui. Se un amatore di musica, per esempio, ritornasse a dedicare del tempo per quella che, alla conversione, aveva lasciato considerandola una vanità; o se il lettore di romanzi ricominciasse a dedicarvisi per passare il tempo; se, così, ognuno di noi ritornasse a quelle occupazioni che erano tanto gradevoli prima di aver visto la Luce, chi avrebbe più tempo di occuparsi di Gesù? chi predicherebbe le sue virtù? chi gli innalzerebbe cantici di ringraziamento? Ricordiamoci di Eliseo che prima di indossare il mantello di Elia si spogliò dei suoi vecchi abiti.

Un’altra arma che Satana impiega con successo nel suo ininterrotto lavoro per trascinare nel mondo quelli che Dio si è appartati, è «l’attualità», l’ambiente che ci circonda, il materialismo. È vero che la maggior parte dei cristiani non ama più il mondo nella sua forma grossolana: non va più al ballo, non si dà più al gioco; ma questo non basta. La Parola ci dice: «Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo»; e molti, pur senza amare il mondo, amano però certe cose che sono in esso. È molto facile essere trascinati al peggio da qualcosa che in se stessa non è cattiva. Se il nostro cuore si lascia prendere dalle cose visibili perde il gusto di quelle invisibili, e ci troviamo automaticamente, e senza accorgercene, in un’atmosfera mondana. Giorni fa ricevetti da un fratello una lettera nella quale pensavo di trovare qualche parola di edificazione; invece, non parlava altro che di una grande esposizione industriale e artistica tenutasi nella sua città. Potete immaginare il mio stupore, eppure siamo giunti a questo punto. Nelle adunanze si dice che siamo fatti per il cielo; si stampano e si leggono buoni libri; poi, all’atto pratico, mostriamo di avere un cuore pieno di cose mondane e insensibile alla gloria di Gesù che tra poco dovremo ereditare. Non dico che le arti e la scienza siano brutte cose; anche gli alberi del giardino di Eden non erano cose cattive, ma Adamo ne fece un pessimo uso quando se ne servi per nascondersi da Dio...

* * *

Desidero aggiungere qualche parola alla mia prima lettera sulla questione della mondanità, specialmente perché ho ricevuto alcune comunicazioni da diversi fratelli e amici in relazione a quanto ho detto in essa.

Alcuni hanno trovato quella lettera troppo severa e di idee troppo strette; altri, invece, si sono dimostrati d’accordo e convinti che tali esortazioni erano utili e necessarie, particolarmente ai nostri tempi, e mi hanno dato alcuni suggerimenti che desidero segnalare con l’aiuto del Signore. Ai primi non ho più nulla da dire, tanto più che, se hanno trovata la prima lettera troppo stretta, troveranno ancor più stretta questa seconda; infatti, più proseguiamo lo studio del mondo, più scopriamo che è impossibile per il cristiano avere tregua con esso.

Di due cose, in particolare, mi è stato chiesto di scrivere:

Per quanto riguarda la politica di questo mondo farò solo qualche breve osservazione. Molti cristiani, dei quali nessuno mette in dubbio la conversione, non hanno ancora compreso che la vocazione della Chiesa è puramente celeste, o, se anche l’hanno compreso in linea teorica, non mettono però in pratica la stupenda verità che noi siamo concittadini dei santi e servi di Dio, quindi del tutto estranei ai traffici degli «abitanti della terra» (Apocalisse 3:10).

Ma qualcuno dirà: «Non dobbiamo proprio sentire nessun interesse per tutti gli avvenimenti che ci parlano della prossima fine d’ogni cosa? Il mondo, è vero, sarà giudicato e noi non approviamo in nessun modo i suoi principi; ma ci sembra giusto seguire almeno un po’ le fasi della politica per vedere a che punto stanno le cose». A questi risponderei: «Se volete studiare la politica, studiate il libro di Daniele e l’Apocalisse, e troverete tutti i pensieri di Dio su questo soggetto; credo sia l’unico modo per saziare il desiderio di sapere come andranno le cose.

Il più semplice cristiano capisce, molto meglio del più abile politico del mondo, qual’è la sorte riservata al mondo e quale sarà l’ultima forma di governo delle potenze europee. «Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino» è detto in Apocalisse; ciò significa che la Chiesa può sempre conoscere i pensieri di Dio su tali questioni senza la necessità di consultare i giornali per vedere se Dio ha detto la verità: sarebbe un mancare di fede al Creatore di tutte le cose e un’irriverenza verso l’autorità della sua eterna Parola. E poi, i giornali non fanno che confondere le idee di chi legge, perché di proposito, secondo la corrente politica, mettono in evidenza quello che interessa a loro, e non hanno in fondo altra base che le idee vacillanti degli uomini.

È stato detto con ragione che chi sta sopra a un monte vede il corso di un fiume nella sottostante pianura molto meglio di chi si trova in basso, avvolto dalle nebbie. Così noi che per grazia occupiamo un posto più elevato del mondo possiamo parlare tranquillamente con Dio come faceva Abrahamo sulla montagna e studiare i suoi pensieri al di fuori delle nebbie della pianura. Se vi fossero stati giornali al tempo di Abrahamo sono sicuro che non li avrebbe consultati. Lot, forse, si sarebbe lasciato tentare perché abituato a vivere nell’atmosfera inquinata di Sodoma; ma vediamo che egli non aveva affatto le idee chiare sulla vera politica, altrimenti non avrebbe perso tutti i suoi averi rimanendo in una città che doveva essere distrutta.

Come si può veder chiaro stando in Sodoma? Ecco la risposta che io darei a quelli che vogliono occuparsi delle cose del mondo col pretesto di vedere a che punto siano giunte le cose. Sebbene la profezia non debba essere l’unico nostro oggetto di studio, sarebbe però bene che i santi ne avessero un’idea per capire che ogni potenza umana sarà giudicata e che la grande maestà di Cristo prenderà possesso di tutto il mondo alla lode e alla gloria di Dio.

Mi soffermerò ora brevemente sul soggetto della mondanità nei figli dei credenti. Quanti cristiani sinceri tollerano nei loro figli cose che essi hanno per sempre lasciato! Non dico questo per spirito di critica, ma solo per riferire i dati di una triste realtà. Il soggetto è assai delicato; sappiamo tutti quanto sia difficile allevare i ragazzi nella disciplina e nell’ammonizione del Signore; ma è necessario che siamo vigilanti e che conosciamo i mezzi che Satana può usare per portare nel mondo i figli di Dio. Così, ad esempio, si vedono seri padri di famiglia i quali, per debolezza, permettono ai loro figli di essere vestiti in un modo che non si addice alla loro serietà. Sembra una cosa di poca importanza che i figli dei credenti siano vestiti come quelli del mondo, ma forse non si pensa che quando saranno adulti potranno concedersi altre cose forse innocue in se stesse, ma che un po’ alla volta introdurranno il mondo nelle famiglie; e il mondo, una volta entrato, non è tanto facile da far uscire!

Non vorrei assolutamente che si pensasse che io intendo formulare strette regole per i genitori cristiani. Desidero solo insistere sul fatto che tutta la loro casa è per il Signore; e se hanno a cuore la sua gloria non devono permettere ai loro figli ciò che non permettono a se stessi. I figli di Eli (1 Samuele 2) dovrebbero essere un salutare esempio per ogni padre cristiano. Io non credo che siano diventati malvagi tutto a un tratto; probabilmente il punto di partenza fu proprio l’eccessiva indulgenza del loro padre che li portò ad adeguarsi agli empi costumi del mondo finché il mondo invase tutta la casa. Quanti dispiaceri si sarebbe risparmiato il povero Eli se avesse saputo educare i suoi figli nel timore del Signore! Che Dio conceda ai suoi di conservare le loro famiglie per Lui tenendole lontane dallo spirito di questo secolo. I tempi sono malvagi e i falsi principi dei nostri giorni si impadroniscono facilmente delle giovani menti; se i padri non vegliano dovranno poi piangere sull’incredulità dei loro figli.

Prima di concludere questa lettera vorrei ancora rispondere ad un’osservazione che mi venne fatta. Mi dissero che le circostanze variano secondo i paesi, e che nella mia prima lettera ho parlato soltanto di musica e di romanzi mentre avrei dovuto anche segnalare altre attrattive mondane tipiche di certe regioni. Io credo che non si finirebbe più di citare esempi e di indicare pericoli! Ogni vero cristiano saprà facilmente discernere lo spirito che agisce nel mondo ed eviterà qualunque cosa che tentasse di frapporsi fra lui e il Padre.

Il commesso di una banca chiese un giorno ad un vecchio servitore del Signore se vi fosse pericolo di mondanizzarsi nel maneggiare denaro per molte ore al giorno! «Non c’è nessuna differenza tra il maneggiar denaro o una qualsiasi altra cosa — gli fu risposto — purché il mio cuore non c’entri!». Credo che questo esempio possa valere per tutte le circostanze in cui i santi possono venire a trovarsi. Purché i nostri cuori non siano attaccati né ai nostri impieghi, né al nostro denaro, né ai nostri beni, ognuno di noi può avvalersi di quello che Dio gli offre ed amministrarlo con la coscienza che tutto appartiene a Lui.

Avrei piacere che ognuno investigasse il suo proprio cuore per vedere qual’è l’elemento mondano che vi sta nascosto e, non appena lo ha trovato, lo gettasse lontano come un idolo che lo contamina.




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