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Piccolo commentario del Nuovo Testamento

Libro dell'Apocalisse

Jean Koechlin

Indice:
   Apocalisse 1    Apocalisse 2    Apocalisse 3    Apocalisse 4    Apocalisse 5    Apocalisse 6    Apocalisse 7    Apocalisse 8    Apocalisse 9    Apocalisse 10    Apocalisse 11    Apocalisse 12    Apocalisse 13    Apocalisse 14    Apocalisse 15    Apocalisse 16    Apocalisse 17    Apocalisse 18    Apocalisse 19    Apocalisse 20    Apocalisse 21    Apocalisse 22

Apocalisse

Capitolo 1, versetti da 1 a 11

L’Apocalisse è un libro difficile e, tuttavia, quanti motivi ci sono per non trascurarne la lettura!

  1. È la «rivelazione di Gesù Cristo», il nostro caro Salvatore.
  2. Questa rivelazione è fatta da Lui ai suoi servitori, tra i quali Giovanni l’evangelista, esiliato nell’isola di Patmo, è felice di annoverarsi.
  3. Ci parla non d’un avvenire vago e lontano, ma di cose che devono avvenire «in breve».
  4. Non dimentichiamo, infine, che la lettura seria d’una porzione della Scrittura basta a portare una benedizione alla nostra anima (v. 3), perché questa è la Parola di Dio. Non ci è chiesto di comprenderla interamente, ma di osservarla (Luca 11:28).

Dal momento che si tratta delle glorie di Gesù, l’adorazione scaturisce spontaneamente: «A lui che ci ama, e ci ha liberati...» (v. 5). Osserviamo il tempo dei verbi: Egli ci ama: il suo amore è sempre presente e immutabile. Ma ci ha liberati: è un’opera compiuta, terminata, perfetta. E notiamo anche l’ordine di questi verbi: è perché ci ama che Cristo ci ha liberati dai nostri peccati. E bisognava che lo fossimo per essere fatti, fin da oggi, «un regno e sacerdoti al Dio e Padre suo» (5:10; 20:6). Ciò che il Signore ha fatto di noi è altrettanto grande come quello che ha fatto per noi.




Apocalisse

Capitolo 1, versetti da 12 a 20

Il Figlio dell’uomo che appare qui con gli attributi della giustizia santa ed inflessibile, non è più l’umile Gesù degli evangeli, il nostro Salvatore tenero e bonario! Un tempo, Giovanni si chinava sul suo petto con fiducia (Giovanni 13:25). Qui cade ai suoi piedi come morto. Che contrasto! Non bisogna dimenticare questo lato della gloria di Cristo: il Padre ha dato tutto il giudizio al Figlio (Giovanni 5:22), che dovrà esercitarlo contro quelli che non avranno creduto (cap. 19 e 20). Ma, fin da ora, mentre la Chiesa è sulla terra, il Signore prende conoscenza dello stato di ogni assemblea (i sette candelabri d’oro che devono brillare durante la sua assenza). Sì, il Signore può perdonare tutto. Egli è morto e risuscitato per darci il perdono e la vita (v. 18), ma non può lasciar passare le cose che non vanno. I suoi occhi sono come fiamme di fuoco (2:18; 19:12); nulla gli sfugge.

Il v. 19 dà il piano generale del libro.

  1. Le cose che hai vedute: questa solenne apparizione del Signore in gloria (1:12).
  2. Le cose che sono: l’attuale storia della Chiesa responsabile (cap. 2 e 3).
  3. Le cose che devono avvenire in breve (cioè fra poco): gli avvenimenti profetici che si compiranno presto (cap. 4 a 22).




Apocalisse

Capitolo 2, versetti da 1 a 11

Queste lettere alle sette chiese d’Asia descrivono, in altrettanti quadri successivi, tutta la storia della cristianità responsabile, dai suoi inizi sino alla fine. Il Signore si presenta ad ognuna di queste chiese, fa un preciso inventario di ciò che trova... e non trova, esorta, e promette la Sua ricompensa al vincitore.

Ad Efeso, apparentemente tutto andava per il meglio (v. 2,3); ma è al cuore che il Signore guarda (Geremia 2:2); e purtroppo non vi vede più la risposta al suo amore; Egli ha cessato d’occupare il primo posto! Ora, se un fiume subisce un’interruzione dalla sua sorgente, chi lo vede vicino alla foce non lo noterà subito. Finché l’acqua scorrerà, le rive resteranno verdeggianti; per un certo tempo ancora si vedrà la stessa animazione... Cari amici, chiediamoci: che cosa ne è, non del nostro zelo, ma del nostro amore per Cristo? Per bloccare questo declino, il Signore, fedele, userà uno strano rimedio: la prova. Lascia le briglie alla potenza di Satana.

Dopo Efeso (l’amabile) viene Smirne, che significa «l’amarezza». Fu il tempo dei martiri sotto i crudeli imperatori romani (nel II e III secolo). Allora, nelle arene, davanti alle bestie feroci, i cristiani di Smirne ebbero l’occasione di mostrare il loro amore per il Salvatore con una fedeltà che andò fino alla morte.




Apocalisse

Capitolo 2, versetti da 12 a 29

Durante il periodo di Smirne, dieci grandi persecuzioni consecutive non hanno avuto ragione della fede cristiana. Al contrario, come è stato scritto, «il sangue dei martiri è diventato il seme della Chiesa». Allora Satana usò un’altra tattica, quella di Pergamo (v. 13). Ciò che la violenza non ha potuto fare, lo compirà il favore delle autorità. Sotto il regno di Costantino, nell’anno 313, l’adozione del cristianesimo come religione di stato, evento da molti considerato come un grande successo della verità, favorì il rilassamento, la mondanità, l’introduzione di dottrine straniere (v. 14,15).

Ma a Tiatiri, chiesa che dura sino alla fine dei tempi, il male fa un altro passo. Sono le tenebre del Medioevo, paragonate qui al sinistro regno di Achab, che la moglie Jezabel spingeva a fare il male (1 Re 21:25). La Chiesa si è stancata d’essere straniera quaggiù, ha voluto regnare, e noi conosciamo il ruolo politico che essa ha sempre desiderato avere. Ebbene, la potestà che questa Chiesa di Tiatiri ha ricercato con tanta arroganza è promessa a coloro che sono stati da lei oppressi, torturati, arsi sul rogo... ma che sono i veri vincitori. Essi regneranno con Colui che viene come la Stella mattutina.




Apocalisse

Capitolo 3, versetti da 1 a 13

Sono trascorsi dei secoli. Da Tiatiri, Dio suscita la Riforma, un potente movimento animato dal suo Spirito. Poi il declino compie nuovamente i suoi guasti. La morte spirituale invade la Chiesa di Sardi. Ricordati,... ravvediti, le viene ingiunto (v. 3; confr. 2:5,16; 3:19). Chi è qui il vincitore? Colui che non ha contaminato le sue vesti. Conosciamo questo tipo di vittoria per restare puri? Il vincitore di Sardi sarà vestito di vesti bianche e, contrariamente al preteso «nome di vivere» della sua chiesa, il suo non sarà mai cancellato dal libro della vita.

Filadelfia (= amore fraterno) è la figlia del «Risveglio» del secolo scorso. Ciò che la caratterizza è la «poca forza», ma il Signore tiene aperta per lei la porta dell’evangelo e la fedeltà alla Sua Parola! Egli sarà fedele alla Sua promessa: «Io vengo tosto». A chi dimostra dell’attaccamento al Suo Nome, Egli risponderà dando il Suo nuovo nome. All’obbrobrio del mondo, Egli risponderà con la sua pubblica approvazione: «Conosceranno ch’io t’ho amato».

Noi siamo gli eredi responsabili della testimonianza di Filadelfia. Che il Signore ci dia di manifestarne i caratteri, di non perdere la nostra corona! Poiché Egli proverà più gioia a darci questa ricompensa che il vincitore a riceverla.




Apocalisse

Capitolo 3, versetti da 14 a 22

Lo stato morale e spirituale di Laodicea corrisponde alla cristianità degli ultimi tempi. I suoi tratti li riconosciamo già oggi: soddisfazione di se stessa, indifferente tiepidezza, pretese religiose di possedere tutto e di conoscere tutto (Deuteronomio 8:17; Osea 12:9). «Non ho bisogno di nulla», sembrano dire anche i cristiani che trascurano la preghiera. A Laodicea mancano tre cose capitali: l’oro (la vera giustizia secondo Dio); le vesti bianche (la testimonianza pratica che ne risulta): un collirio (il discernimento che dà lo Spirito Santo). Ma non è troppo tardi perché chi ha orecchio ascolti!

Il Signore dà poi un consiglio (che ognuno si affretti ad acquistare da Lui tutto ciò che gli manca — confr. Matteo 25:3); un incoraggiamento (Cristo riprende e castiga quelli che ama); un’esortazione ad essere zelanti, a pentirsi; una promessa senza prezzo, quella del v. 20. Quelli che avranno ricevuto Gesù nel cuore, saranno a loro volta ricevuti nel cielo, sul suo trono (v. 21).

Cari amici, è la fine della storia della Chiesa quaggiù; ma, per quanto grande possa essere il declino, la presenza del Signore oggi può ancora essere realizzata. Essa fa ardere il cuore del riscattato d’un’inesprimibile gioia, simile a quella che provarono i due discepoli, una sera, quando Gesù entrò per restare con loro (Luca 24:29).




Apocalisse

Capitolo 4, versetti da 1 a 11

Qui comincia la terza parte del libro, annunciata al cap. 1:19. Naturalmente tutti i dettagli della visione devono intendersi in un senso simbolico. È certo che non vedremo nel cielo nessun trono materiale; si tratta semplicemente dell’emblema del governo regale. Tuttavia, l’interpretazione di questi simboli non è assolutamente lasciata alla nostra immaginazione, ma ci è data dalla Bibbia stessa in altri passi.

Per contemplare queste «cose che devono avvenire in appresso» (dopo che la Chiesa sarà stata rapita), l’apostolo è invitato a salire nel cielo. È sempre da un punto di vista celeste che il cristiano deve considerare gli avvenimenti della terra, per vederli nella loro giusta prospettiva, con Cristo al centro.

Secondo la promessa fatta a Filadelfia, i riscattati del Signore saranno guardati dall’ora del cimento (o della prova). Nel momento in cui cominceranno i giudizi per il mondo (cap. 6), li vedremo già riuniti nella gloria. Essi sono rappresentati dai ventiquattro anziani che si prostrano e gettano le loro corone davanti al trono. Essi celebrano il Dio Creatore, ma al cap. 5 adoreranno il Dio Redentore.




Apocalisse

Capitolo 5, versetti da 1 a 14

Una domanda tiene in sospeso l’universo: «Chi è degno d’aprire il libro e di romperne i suggelli?» In altre parole, chi eserciterà il giudizio? Uno solo può farlo: colui che è senza peccato (confr. Giovanni 8:7) ed ha vinto Satana e il mondo con la Sua stessa perfezione. Cristo è questo «Leone della tribù di Giuda», già nominato in Genesi 49:9. Ma, subito dopo, Egli è visto sotto l’aspetto d’un agnello che pareva essere stato immolato. Per trionfare sul nemico, per riempire il cielo d’una moltitudine di creature felici e riconoscenti, la croce di Gesù è stata necessaria. E il Suo sacrificio è ricordato al cuore di tutti i santi nel modo più commovente. Nel cielo, dove tutto parla di potenza e di maestà, il ricordo permanente dell’abbassamento del nostro Salvatore creerà il contrasto più avvincente. La sua umiltà, la sua dolcezza, la sua dipendenza, la sua pazienza... tutte quelle perfezioni morali che Gesù ha manifestato quaggiù non cesseranno mai d’essere visibili, dandoci per l’eternità la misura del suo amore. Allora, al nuovo cantico intonato dai santi glorificati, risponderà l’eco universale di tutte le sfere della creazione: «Degno è l’Agnello... di ricevere la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione» (v. 12).




Apocalisse

Capitolo 6, versetti da 1 a 17

Se qualche volta ci stupiamo della severità dei giudizi di Dio, è perché non sappiamo salire (per fede) nel cielo. Udendo celebrare la perfetta santità di Dio (4:8), contemplando nell’Agnello immolato l’amore divino e il disprezzo di quest’amore da parte dell’uomo in rivolta, potremmo comprendere come il giudizio sia giusto, meritato, necessario. E verificheremmo pure che nulla è fatto a caso. Dio ha il controllo di tutto ciò che succede sulla terra. Non solo i suoi giudizi sono descritti in anticipo in questo libro simbolico (5:1), ma ognuno di essi avviene nel momento preciso ch’Egli ha decretato, quando il sigillo è spezzato dall’Agnello.

L’apertura dei primi quattro sigilli fa sorgere altrettanti cavalieri, che rappresentano rispettivamente la conquista territoriale, la guerra civile, la carestia, le calamità naturali che si succederanno sulla terra (confr. v. 8 e Ezechiele 14:21). Quando viene spezzato il quinto suggello, appare una compagnia di martiri che implora il Dio supremo di render loro giustizia. E il sesto suggello è come la risposta al loro grido, e porta infatti una terribile rivoluzione; tutte le autorità stabilite sono rovesciate. Come suonano strane queste parole messe insieme: «l’ira dell’Agnello» (v. 16; Salmo 2:12)!




Apocalisse

Capitolo 7, versetti da 1 a 17

Questo capitolo appare come una parentesi tra il sesto e il settimo sigillo. Prima di continuare nei suoi giudizi, Dio mette da parte e suggella coloro che gli appartengono. Un primo gruppo (v. 4 a 8) è formato dagli Ebrei delle diverse tribù. Esso costituisce quel residuo fedele di cui i Salmi rivelano i sentimenti. La seconda classe di persone si compone d’una moltitudine tratta dalle nazioni che avranno creduto all’evangelo del regno (v. 9)... Presentandoci fin da ora questi fedeli, è come se Dio ci dicesse: questi castighi non sono per loro; essi attraverseranno la prova sotto la mia protezione. Allo stesso modo, nella notte della Pasqua, gli Israeliti erano distinti e messi al riparo dai colpi dell’angelo distruttore mediante il sangue dell’Agnello (Esodo 12:13). È in questo sangue che i credenti «della grande tribolazione» laveranno e imbiancheranno le loro vesti (v. 14). La loro salvezza sarà assicurata con lo stesso mezzo della nostra: il prezioso sangue di Cristo. Poi, lo stesso Agnello che li avrà purificati li pasturerà, li proteggerà e li abbevererà alle sorgenti delle acque della vita (Isaia 49:10). Dio stesso asciugherà le loro lacrime. Che promesse! Egli le dà in anticipo per consolare i suoi fedeli in vista d’una distretta senza precedenti!




Apocalisse

Capitolo 8, versetti da 1 a 13

Il settimo sigillo viene aperto dopo una breve tregua. Mentre gli angeli si preparano ad eseguire i giudizi, un altro angelo (Cristo in persona) adempie le funzioni d’intercessore (v. 3). Per ciò che ha sofferto Egli stesso, il Signore Gesù è in grado di simpatizzare con i credenti nella prova (Ebrei 2:18; 4:15). In quei tempi apocalittici, Egli interverrà in favore dei fedeli della grande tribolazione (quelli del cap. 7), e a loro volta i cristiani, già raccolti nella gloria dopo aver conosciuto essi stessi sulla terra pene e fatiche, s’interesseranno sempre più delle circostanze dei credenti che attraverseranno questo terribile periodo. Essi saranno così sacerdoti con Cristo, e presenteranno a Dio delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi (5:8).

Preceduti dall’intercessione, ognuno dei sette angeli porta alla bocca la sua temibile tromba. La prima dà il segnale d’un improvviso giudizio che colpisce le potenze dell’Occidente (gli alberi) e la prosperità universale. La seconda corrisponde all’interruzione nell’impero d’una grande potenza terrena anarchica. La terza e la quarta provocano la caduta e l’apostasia delle autorità responsabili, che immerge gli uomini nelle più profonde tenebre morali.




Apocalisse

Capitolo 9, versetti da 1 a 21

Alcuni commentatori hanno dato le interpretazioni più fantasiose di questi capitoli, sforzandosi in particolare di far corrispondere le profezie con avvenimenti contemporanei. Ricordiamo dunque che tutta questa terza parte della visione di Giovanni è futura, e concerne solo l’intervallo di qualche anno che separa il ritorno del Signore per prendere la Chiesa dall’inizio del regno milleniale.

La quinta tromba, ossia il primo guaio, libera dall’abisso uno spaventoso sciame di locuste, strumenti diretti di Satana, che infliggono agli empi Giudei un tormento morale peggiore della morte. Al suono della sesta tromba appaiono dei cavalli fantastici, che sputano fuoco, fumo e zolfo, e seminano la morte al loro passaggio. I loro cavalieri portano degli usberghi (v. 9,17), figura delle coscienze indurite (1 Timoteo 4:2). Allo stesso tempo, gli aculei e le code come quelle degli scorpioni (v. 10) o dei serpenti (v. 19) rappresentano le dottrine menzognere e velenose, armi perfide di cui Satana si servirà più che mai (confr. Isaia 9:15).

L’uso d’una tromba per annunciare questi giudizi conferisce loro il carattere d’avvertimento rivolto agli uomini. Ma i cuori sono così duri che nemmeno questi disastri senza precedenti li condurranno al pentimento (v. 20,21).




Apocalisse
 

Capitolo 10, versetti da 1 a 11
Capitolo 11, versetti da 1 a 3

I capitoli 10 e 11:1-13 s’intercalano tra la sesta e la settima tromba, così come il capitolo 7 formava una parentesi tra il sesto ed il settimo sigillo. Cristo appare nuovamente sotto l’aspetto d’«un altro angelo», anche qui accompagnato da segni di grazia. La nuvola con cui si avvolge e le colonne di fuoco sulle quali sta, ricordano le cure di Dio nei riguardi d’Israele nel deserto (Esodo 13:21,22); l’arcobaleno (confr. 4:3) parla del patto di Dio con la terra (Genesi 9:13). Così le sue promesse sono indirettamente ricordate.

Ma Cristo possiede anche gli attributi dell’autorità: la sua faccia è simile al sole, ed Egli rivendica i suoi diritti di possedere il mondo. Ha nella mano un libretto aperto che rappresenta un breve periodo della profezia già rivelato nell’Antico Testamento. Si tratta della seconda «mezza settimana» della grande tribolazione (Daniele 9:27), durante la quale Dio riconosce ancora il tempio, l’altare e «quelli che vi adorano». Cosa notevole, questi tre anni e mezzo sono valutati in mesi (42) per parlare dell’oppressione (11:2), ma anche in giorni (1260) per misurare la testimonianza d’un residuo fedele. Dio ha contato ognuno di questi giorni e conosce il coraggio e le sofferenze che comportano (Salmo 56:8).




Apocalisse

Capitolo 11, versetti da 4 a 19

I due testimoni sono la figura della testimonianza sufficiente e completa resa dal residuo pio durante la tribolazione finale. Essi si presentano coi caratteri di Elia e Mosè che, in periodi cupi della storia d’Israele, assunsero entrambi la responsabilità d’una testimonianza secondo Dio. Alla preghiera del primo, il cielo restò chiuso per 3 anni e mezzo (v. 6; Giacomo 5:17; confr. il v. 5 e 2 Re 1:10,12). Il secondo ricevette il potere di tramutare le acque in sangue (la vita in morte: Esodo 7:19) e di percuotere la terra con qualunque piaga. Questi fedeli saranno messi a morte a Gerusalemme dalla «Bestia romana», consolati dal pensiero che in quello stesso luogo, prima di loro, «anche il Signore loro è stato crocifisso» (Luca 13:33,34). Ed il loro martirio sarà seguito da una risurrezione clamorosa e pubblica per la costernazione dei loro persecutori.

Suona infine il guaio finale, con il quale avvengono due cose: il regno del Signore (fine del v. 15) ed anche la Sua ira (v. 18; Salmo 110:5). Al cap. 6:17, abbiamo letto che gli uomini spaventati credevano che l’ira dell’Agnello fosse arrivata, ma essa è stata tratteuta fino al momento in cui Cristo prende il governo del mondo. Allora il cielo esplode in canti di trionfo; i santi si prostrano e adorano: Colui che è stato crocifisso (fine del v. 8) regna ormai nei secoli dei secoli (Luca 1:33).




Apocalisse

Capitolo 12, versetti da 1 a 17

Questa nuova parte che interrompe la sequenza degli avvenimenti è introdotta dal v. 19 del cap. 11. L’arca del patto vi appare come segno di grazia prima del giudizio su Israele. Questo popolo (messo in scena sotto il simbolo della donna incinta rivestita del sole), che doveva dare alla luce il Messia, eccita per questo motivo la furiosa opposizione di Satana, il gran dragone rosso. Questa inimicizia tra le progenie della donna e «il serpente antico» (v. 9), annunciata già al momento della caduta dell’uomo, continua per tutta la Bibbia (vedere Genesi 3:15; Esodo 1:22; 2 Re 11:1; Matteo 2:16...). Invano il diavolo ha concentrato i suoi sforzi per impedire che, con la nascita e l’innalzamento del Signore Gesù, i piani di Dio andassero a compimento. Cristo e i suoi santi celesti, raffigurati dal figlio rapito presso Dio, sono ora fuori dalla sua portata. Inoltre, Satana sarà presto precipitato dal cielo sulla terra (leggere Luca 10:18 e Romani 16:20), dove la sua rabbia impotente si scatenerà contro il residuo d’Israele, il quale manterrà i comandamenti di Dio (fine del v. 17).

Qual è stato per Cristo e qual è oggi per noi il segreto della forza e della vittoria sul Malvagio? È la Parola di Dio che abita nel cuore (Salmo 17:4; Matteo 4:4; 1 Giovanni 2:14).




Apocalisse
 

Capitolo 12, versetto 18
Capitolo 13, versetti da 1 a 18

Gettato sulla terra, il diavolo mette a profitto il «poco tempo» che ha a disposizione. Si serve di due strumenti, due «bestie», termine che implica l’assenza totale di relazioni con Dio. La prima bestia (v. 1) è l’impero Romano ricostituito, il quale riunirà i caratteri dei tre precedenti antichi imperi: rapidità di leopardo (la Grecia), tenacia dell’orso (la Persia), voracità del leone (Babilonia; vedere Daniele 7:4-6). Nel deserto, quando fu tentato, Gesù aveva rifiutato i regni del mondo. Satana ne farà dono all’imperatore romano ed otterrà così l’omaggio di tutta la terra (v. 4; Luca 4:5-8).

La seconda bestia è una contraffazione dell’Agnello, ma il suo linguaggio la tradisce. È l’Anticristo, il quale eserciterà il potere religioso, farà dei miracoli, sosterrà la prima bestia. Le moltitudini d’uomini che sedurrà saranno marchiate come del bestiame col sigillo della bestia romana. Essi sono chiamati «gli abitanti della terra» (v. 8,14; 3:10; 6:10; 8:13; 11:10) perché in essa hanno i loro interessi e tutte le loro aspirazioni. Come è già numerosa oggi questa categoria di persone!

Il v. 6 menziona, in contrasto, «quelli che abitano nel cielo» (Filippesi 3:19,20). Cristiani, mostriamo chiaramente, senza equivoco, dov’è la nostra vera abitazione (Ebrei 11:14).




Apocalisse

Capitolo 14, versetti da 1 a 13

Dopo una parentesi che ci ha presentato la trinità del male, cioè il dragone (cap. 12), la prima e la seconda bestia (cap. 13), le sette visioni del cap. 14 si ricollegano alla settima tromba (11:15). Ma, prima d’intervenire nei confronti del male, Dio riconosce e mette da parte un nuovo residuo del suo popolo. Questi testimoni hanno resistito alla corruzione generale. In contrasto con le masse che portano sulla loro fronte il marchio della bestia (13:16), il nome dell’Agnello è scritto sulla loro fronte (v. 1). Portiamo senza vergogna il nome del nostro Salvatore? Ognuno attorno a noi può vedere a chi apparteniamo? Questi credenti «son quelli che seguono l’Agnello dovunque vada» (v. 4; confr. Giovanni 1:36,37). Dopo averlo seguito nell’obbrobrio e nella sofferenza, saranno i suoi compagni anche nel Regno; ma alcuni saranno messi a morte per fedeltà al Signore (confr. 12:11). Il v. 13 li consola. Lungi dal perdere la loro parte al regno, sono chiamati beati, e le loro opere li seguono (osserviamo che non li precedono; non sono mai le opere che possono aprire l’accesso al cielo). Cari amici, i nostri privilegi cristiani sono ancor più elevati. Vorremmo essere trovati meno fedeli di questi testimoni degli ultimi giorni?




Apocalisse
 

Capitolo 14, versetti da 14 a 20
Capitolo 15, versetti da 1 a 8

Il Signore aveva già annunciato ai suoi accusatori: «Da ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo» (1:7; Matteo 26:64; 24:30). Ecco il Figlio dell’uomo seduto su una nuvola bianca; un tempo coronato di spine, porta ora una corona d’oro; invece d’una canna, tiene in mano una falce tagliente. Colui che gli uomini giudicavano è diventato il Giudice degli uomini, ed è con questa qualifica che ordina la grande mietitura della terra, seguita dalla terribile vendemmia, entrambe annunciate da molto tempo (per es. Gioele 3:13; Matteo 13:30,39).

Un’ultima serie di giudizi (le coppe) cominciano col cap. 15, ma anche questa volta, i santi che dovranno attraversarli sono visti prima al sicuro (v. 2-4). Dopo di che, i sette angeli incaricati dell’esecuzione delle piaghe escono dal tempio e ricevono sette coppe piene dell’ira di Dio (confr. Geremia 25:15). Cari amici cristiani, questo mondo che sta per essere colpito, è lo stesso che Dio ha tanto amato fino al punto di dare il suo unico Figlio. E gli angeli distruttori non hanno ancora ricevuto la loro terribile missione. Nell’attesa, la missione che ci è stata affidata è del tutto diversa: dobbiamo proclamare la grazia divina (2 Corinzi 5:20).




Apocalisse

Capitolo 16, versetti da 1 a 21

Le sette coppe versate sulla terra ricordano le piaghe sull’Egitto: ulcere, acqua tramutata in sangue, tenebre, rane, tuoni, grandine e fuoco (vedere Esodo 9:23). Invece del pentimento, queste calamità suscitano bestemmie (v. 9,11,21). Ma una triplice testimonianza è resa al Dio giusto dal gruppo dei vincitori (15:3,4), dall’angelo delle acque (v. 5) e dall’altare stesso (v. 7).

Le prime quattro piaghe colpiscono le stesse cose delle prime quattro trombe (8:7 a 12). La quinta raggiunge il trono della Bestia, l’imperatore del risorto impero Romano. La sesta prepara «la battaglia del gran giorno». Infine, con l’ultima coppa, risuona la gran voce che viene dal trono: «È fatto». Come differisce dal grido che ha annunciato per noi la fine dell’ira di Dio contro il peccato, dopo che il Figlio di Dio aveva bevuto sulla croce il calice che noi avevamo meritato: «È compiuto» (Giovanni 19:30)!

Questi terribili avvenimenti sono più vicini di quanto pensiamo. Cerchiamo di considerare il mondo solo come una scena giudicata, coscienti della terribile ira alla quale non può sfuggire... Questo ci preserverà dall’essere indifferenti sia al male che si trova nel mondo, che al giudizio divino che l’aspetta.




Apocalisse

Capitolo 17, versetti da 1 a 18

L’ultima coppa comportava il giudizio di Babilonia (16:19), soggetto dettagliato dei capitoli 17 e 18. Si tratta della Chiesa apostata, la grande cristianità professante dalla quale tutti i veri figli di Dio saranno ritirati alla venuta del Signore. Infedele a Cristo, essa si è corrotta mediante delle alleanze impure col mondo e i suoi idoli. Ora, come è stato detto, «la corruzione delle cose migliori è la peggior corruzione». Questa «meretrice» è «seduta sopra la bestia», e trae la sua forza dal potere politico (v. 3). Mentre Gesù dichiarava «Il mio regno non è di questo mondo», essa ha rivendicato la dominazione terrena (Giovanni 18:36). Ma soprattutto, essa ha perseguitato e messo a morte i veri santi (v. 6). Di fronte a questo spettacolo, l’apostolo è colto da un profondo stupore. È veramente così che diventerà la Chiesa responsabile? Purtroppo, la sua storia nel corso dei secoli non fa che confermarlo, e oggi vediamo quanto rapidamente evolva verso la sua forma finale qui descritta. Ma i v. 16 e 17 ci dicono come perirà questa «madre delle abominazioni»: essa subirà la stessa sorte che ha fatto subire ai «martiri di Gesù», espressione in cui si discerne tutta le tenerezza del cuore di Dio (v. 6; vedere anche 2:13).




Apocalisse

Capitolo 18, versetti da 1 a 13

Queste visioni si possono paragonare ad una serie di diapositive che proiettano le stesse immagini o avvenimenti sotto prospettive e punti di vista differenti. Qui il crollo di Babilonia è considerato come compiuto direttamente dal «Signore Dio» (v. 8,20). Ma prima è risuonato un ordine al v. 4: «Uscite da essa, o popolo mio» (confr. la profezia di Geremia contro la Babilonia storica: 51:7,8,37,45...). Questo appello si fa sentire anche oggi: «Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore...» (2 Corinzi 6:17). Ogni riscattato è invitato a separarsi completamente dal mondo religioso coi suoi principi eterogenei e che ci è presentato qui nel suo stadio finale (confr. Numeri 16:26). Alcuni ci accuseranno di mancare d’amore, d’essere stretti e imbevuti d’uno spirito di superiorità. Ma l’essenziale è obbedire al Signore.

I v. 12 e 13 redigono una lunga lista di «tutto quello che è nel mondo», studiato per soddisfare le molte concupiscenze degli uomini (1 Giovanni 2:16,17). Essa nomina in testa la cosa più stimata: l’oro, e termina con ciò che vale di meno agli occhi di questa falsa Chiesa... ma che ha tanto valore per Dio: le anime degli uomini.




Apocalisse

Capitolo 18, versetti da 14 a 24

I lamenti dei mercanti (v. 11,15...) ci ricordano le lamentele di Demetrio e degli artigiani d’Efeso che temevano di perdere il «non poco guadagno» e la «prosperità» che procurava loro il culto dell’idolo (Atti 19). In fondo, che differenza c’è tra la grande «Diana degli Efesini» e «Babilonia, la gran città», tra l’idolatria pagana e la corruzione del cristianesimo? Non può che aver successo la religione che dà all’uomo tutti i frutti del desiderio della sua anima (v. 14), che lusinga i sensi addormentando la coscienza (la musica vi gioca un ruolo importante: v. 22; Daniele 3:7), che favorisce il commercio e serve come pretesto ad ogni tipo di divertimento. Basta vedere in che modo profano è celebrata da molti la nascita del Signore Gesù.

«In lei è stato trovato il sangue... dei santi» (v. 24). Già nella città di Caino, all’inizio della Bibbia, si trovavano molte cose piacevoli... mentre il sangue di Abele gridava (confr. Genesi 4:10 e 17...). Oggi, il mondo religioso si rallegra mentre il vero credente soffre e s’affligge (Giovanni 16:20). Domani risuoneranno sulla terra gli ahimè!, ma la gioia del cielo vi risponderà (v. 20). Che Dio ci dia di vedere già, per fede, tutte le cose come Lui le vede!




Apocalisse

Capitolo 19, versetti da 1 a 16

L’impostura di Babilonia, la sua pretesa di essere la Chiesa, è stata pubblicamente smentita. Ora il Signore presenta la sua vera Sposa ai convitati del banchetto celeste. Il cielo esplode in lodi: «Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello» (v. 7).

Alla gioia dello Sposo risponderà quella della Sposa. Oggetto di grazia, il suo ornamento consiste nelle opere giuste dei santi che Dio ha accordato loro di compiere per la Sua gloria. Ma anche gli «invitati» saranno pieni di gioia, poiché «colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo... si rallegra grandemente alla voce dello sposo» (Giovanni 3:29).

Non dimentichiamo, aspettando quel giorno, che siamo stati «fidanzati ad un unico sposo» per essere presentati a Cristo «come una casta vergine» (2 Corinzi 11:2). Serbiamo per Lui tutta la freschezza del nostro amore.

Ma, se Egli è il Diletto della Chiesa, per il mondo diventa il gran Giustiziere. Sotto il nome preso un tempo per manifestare la grazia e la verità, quello della «Parola di Dio», Egli avanza per compiere «cose tremende» (Salmo 45; vedere Isaia 59:18; 63:1-6). Amico, quando e come vuoi incontrare Gesù? Ora, come Salvatore, o fra poco come Giudice?




Apocalisse
 

Capitolo 19, versetti da 17 a 21
Capitolo 20, versetti da 1 a 6

In contrasto con la «cena delle nozze dell’Agnello», ecco ciò che è definito ironicamente «il gran convito di Dio» (v. 18; Salmo 2:4-5; Sofonia 1:7). Lo scontro finale tra le armate del Figlio di Dio e quelle della Bestia terminerà con un annientamento generale di queste ultime. Senza alcun altro giudizio, la bestia e il falso profeta saranno gettati vivi nell’inferno (confr. Numeri 16:33; Salmo 55:15). Dio si occupa poi del loro signore, Satana. Il cap. 12 ce l’ha mostrato mentre veniva precipitato dal cielo. Qui una catena ed una chiave simbolica impediscono al grande omicida di nuocere. Il v. 10, infine, lo mostra dopo mille anni mentre raggiunge i suoi due complici nello stagno di fuoco (Matteo 25:41). Si può dunque comprendere che non ci sia, nella Bibbia, alcun libro che il diavolo tema maggiormente di quello dell’Apocalisse. Per impedirne la lettura, egli persuade persino i credenti che sia incomprensibile e oscuro.

Una volta legato Satana, nulla si oppone più al regno glorioso del Signore. Abbiamo potuto constatare che questo Regno, contrariamente ai pensieri di molti, non sarà introdotto al termine di un progressivo miglioramento del mondo, ma tramite dei giudizi. Cari figli di Dio, Cristo vuole condividere con noi la sua autorità (Daniele 7:18); non fraternizziamo oggi con un mondo che domani, col Signore, giudicheremo (1 Corinzi 6:2).




Apocalisse

Capitolo 20, versetti da 7 a 15

Mille anni di benedizioni non cambieranno il cuore dell’uomo. Satana, slegato, riuscirà a organizzare un’ultima e gigantesca rivolta delle nazioni, alla quale Dio risponderà con un giudizio folgorante. Ora suona l’ora più solenne: Ebrei 9:27 si compie (ma anche Giovanni 5:24).

Tutti i morti compaiono davanti al gran Giudice. Vi sono state molte differenze fra di loro durante la vita terrena: gli uni sono stati grandi, onorati dai loro simili (Luca 16:19), gli altri piccoli, o persino messi al bando dalla società (Luca 23:39). Eccoli tutti riuniti, senza più alcuna distinzione, poiché «tutti hanno peccato» (Romani 3:23). Per dimostrarlo, sono aperti dei libri in cui ognuno con terrore ritrova scritte tutte le sue opere, una ad una (Salmo 28:4). E chi può sopportare la lettura, sia pure d’una sola pagina, del libro delle proprie opere? Anche il libro della vita sarà aperto, ma solo per confermare che i loro nomi non vi sono scritti. «Gettateli nelle tenebre di fuori», è la sentenza del sommo Giudice (Matteo 22:12,13). Là essi raggiungono Satana, per essere i suoi compagni di miseria per un tormento senza speranza e senza fine...

Lettore, sarai giudicato secondo le tue opere o secondo l’opera del Signore Gesù?




Apocalisse

Capitolo 21, versetti da 1 a 8

Si volta pagina. La storia della prima creazione è terminata. Inizia l’eternità di gloria in cui Dio sarà circondato da creature benedette rese capaci di conoscerlo e comprenderlo nel godimento della loro felicità, quando il tempo non sarà più. Allora il mare (simbolo della confusione e della separazione dei popoli) cesserà d’esistere. Tutti i riscattati saranno arrivati al porto. In questo nuovo mondo, la morte sarà abolita (1 Corinzi 15:26,54); non vi saranno più né notte, né maledizione (v. 25; 22:3,5), né cordoglio, né grido, né dolore, perché l’abitazione di Dio sarà sempre con gli uomini (v. 4).

E quelli che saranno rimasti fuori? La loro parte sarà la seconda morte, le tenebre, le lacrime del rimorso, in un eterno allontanamento della presenza del Dio santo. Là saranno gli increduli, quelli che avranno espressamente rifiutato la salvezza; ma anche i timidi, cioè quelli che non hanno mai voluto decidersi francamente per Cristo. Ed anche i bugiardi e gli ipocriti, coloro che avranno fatto finta d’essere cristiani. Amico, permettimi, per l’ultima volta, di porti questa domanda: Dove sarai per l’eternità?




Apocalisse

Capitolo 21, versetti da 9 a 27

Dopo aver aperto uno spiraglio sullo stato eterno (v. 1-8), lo Spirito torna indietro, al periodo del regno di Cristo. Ci viene presentata una città che non è più Roma o Babilonia, ma la Gerusalemme santa, «la sposa, la moglie dell’Agnello». Tutta questa descrizione è simbolica. I nostri sensi attuali non possono percepire, né i nostri spiriti concepire ciò che appartiene alla nuova creazione (1 Corinzi 13:12). Come spiegare, ad esempio, ad un cieco dalla nascita che cosa sono i colori? Anche Dio prende ciò che vi è di più bello e di più raro sulla terra, l’oro, le pietre preziose, per darci qualche nozione di quel che ci riserva il cielo. Il luminare e il muro di diaspro (v. 11,18) ci parlano della manifestazione delle glorie di Cristo nella Chiesa e per mezzo della Chiesa (4:3). Quest’ultima è illuminata dalla luce che brilla nel luminare: la gloria di Dio «concentrata» nell’Agnello (v. 23). A sua volta, la città santa diffonde questa luce divina a profitto della terra milleniale (v. 24). È esattamente l’adempimento di Giovanni 17:22: «E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me...; io in loro, e tu in me; accioché il mondo conosca...»

E come potrebbe entrare qualcosa «d’immondo» nel luogo in cui abita il Signore? (v. 27; leggere 2 Corinzi 7:1).




Apocalisse

Capitolo 22, versetti da 1 a 9

I v. 1 a 5 completano la visione della Città santa durante il millennio. E noi osserveremo come si assomigliano la prima e l’ultima pagina della Bibbia. La Scrittura comincia e finisce con un paradiso, un fiume, un albero della vita... Ma, come è stato detto, la fine è più bella dell’inizio, l’omega più grandiosa dell’alfa; il paradiso futuro non è il vecchio ritrovato, è il «paradiso di Dio» (2:7) con la presenza eterna dell’Agnello che morì per noi. Vi potranno accedere unicamente dei peccatori salvati per grazia, uomini simili al brigante convertito (Luca 23:43). E quale sarà l’occupazione dei suoi abitanti? Essi serviranno il loro Signore (v. 3; cap. 7:15); essi regneranno con Lui (fine del v. 5; Daniele 7:27), ma vi sarà qualcosa che sarà per loro più prezioso di tutti i regni: «essi vedranno la sua faccia...» (v. 4; Salmo 17:15).

Normalmente, un servo «non sa quel che fa il suo signore» (Giovanni 15:15). Ma Gesù non nasconde nulla ai suoi servitori, divenuti suoi amici, delle «cose che debbono avvenire in breve» (v. 6). Non è strano allora che noi entriamo così raramente in queste meraviglie che ci riguardano? (1 Corinzi 2:9). Ma, soprattutto, non è triste che noi non abbiamo un maggior interesse per ciò che il Padre ha preparato per la gloria e la gioia del suo Figlio? (Giovanni 14:28).




Apocalisse

Capitolo 22, versetti da 10 a 21

Per Daniele ed il popolo giudeo la profezia era sigillata fino al momento del suo futuro compimento (Daniele 12:9). Per il cristiano, essa non è più nascosta (v. 10). Gli è data tutta la Bibbia per comprenderla e crederla. Il Signore ci ha permesso di percorrerla insieme. Che ci aiuti a sondarla sempre più profondamente (Giovanni 5:39), attingendo direttamente alle sorgenti alle quali questa piccola opera si è sempre riferita. Che ci trovi, al suo ritorno, tra quelli che serbano la Sua Parola e non rinnegano il Suo Nome (3:8). Questo dolce ed incomparabile nome di Gesù, questo nome della sua umanità, ci è ricordato ancora una volta da Lui stesso: «Io Gesù» sono «la lucente stella mattutina», Colui che viene (v. 16). Non aspettiamo un avvenimento, ma una Persona conosciuta ed amata.

«Vieni!» A questo desiderio, risvegliato dallo Spirito, risponde la sua promessa: «Io vengo tosto» (v. 7,12,20); poi, nuovamente, l’eco dell’amore della Sposa: «Amen! Vieni, Signor Gesù!».

Siamo stati convertiti per servirlo: invitare quelli che hanno sete, quelli che vogliono (v. 17)... e per aspettarlo. Ma il Signore sa che, per l’una come per l’altra cosa, abbiamo bisogno di tutta la sua grazia (v. 21), Essa è la risorsa perfetta e sufficiente che ci guarderà «finch’egli venga» (1 Corinzi 11:26).




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