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Piccolo commentario del Nuovo Testamento

Seconda Epistola di Paolo ai Tessalonicesi

Jean Koechlin

Indice:
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2 Tessalonicesi

Cap. 1, versetti da 1 a 12

Le persecuzioni di cui erano vittime i Tessalonicesi avevano aumentato la loro fede, fatto abbondare il loro amore, manifestato la loro pazienza. Che cosa mancava ancora? perché l’apostolo giudica necessario inviare questa seconda epistola? Questa volta la speranza non è nominata, e nemmeno la gioia dello Spirito Santo (confr. 1 Tessalonicesi 1:3,6). Paolo pone davanti a loro le verità adatte a rianimare questi sentimenti nei loro cuori. Il trionfo dei persecutori e le sofferenze erano solo per un tempo. «Il Dio delle retribuzioni non manca di rendere ciò ch’è dovuto» (Geremia 51:56). E questa retribuzione, dei fedeli come dei malvagi, avrà luogo nel giorno del Signore, ed è legata alla sua manifestazione gloriosa. Il medesimo castigo, l’«eterna distruzione», colpirà i pagani rimasti volontariamente nell’ignoranza di Dio e i cristiani di pura professione esteriore, che non obbediscono al Vangelo (v. 8). Invece i santi, «tutti quelli che hanno creduto», saranno visti in compagnia del Signore, associati alla sua meravigliosa gloria (v. 10; Matteo 13:43). Ma il desiderio di Dio e la preghiera dell’apostolo sono che, fin da ora, il Nome del nostro Signore Gesù Cristo sia glorificato in ognuno di coloro che gli appartengono.




2 Tessalonicesi

Cap. 2, versetti da 1 a 17

Un grave dubbio tormentava i Tessalonicesi. Il giorno del Signore era forse già arrivato? Le loro tribolazioni potevano lasciarlo credere, e alcuni falsi dottori lo confermavano. No, risponde l’apostolo. Infatti, questo giorno deve essere preceduto da tre avvenimenti:
 1°. Il nostro radunamento presso il Signore.
 2°. L’apostasia della falsa Chiesa e dei Giudei.
 3°. L’apparizione dell’Anticristo, chiamato «l’uomo del peccato, il figlio della perdizione» (v. 3), «l’empio» (v. 8). Questi nomi evidenziano, per opposizione, i caratteri del Signore Gesù: giustizia, salvezza, completa ubbidienza a Dio.

In questo terribile periodo, un’efficacia d’errore mandata come castigo oscurerà lo spirito degli uomini: non hanno creduto alla verità e crederanno alla menzogna. Il mistero dell’empietà opera già, aggiunge Paolo (confr. 1 Giovanni 2:18). Solo «chi ora lo ritiene», lo Spirito Santo, oppone una barriera allo spiegamento del male nel mondo. Quando lo Spirito avrà lasciato la terra con la Chiesa, allora l’iniquità non conoscerà più nessun freno. Ma che contrasto fra questa potenza satanica (v, 1-12) e l’opera del nostro Dio e Padre (v. 13-17)! Egli ci ha amati, scelti per la salvezza e chiamati alla gloria del nostro Signore Gesù Cristo. Non manchiamo ora di rendergli grazie (v. 13; 1:3).




2 Tessalonicesi

Cap. 3, versetti da 1 a 18

Paolo si raccomanda alle preghiere dei santi (v. 1; 1 Tessalonicesi 5:25). Lui stesso non cessava di pregare per loro (1:11); contava sul Signore fedele perché li rendesse saldi e li guardasse dal maligno. Contava anche sulla loro ubbidienza, che consisteva semplicemente nel compimento dei loro doveri quotidiani. Ora, alcuni a Tessalonica avevano smesso di lavorare. Dato che il Signore viene, pensavano, perché coltivare i campi e badare agli affari della vita presente? E, triste conseguenza, si affacendavano in cose vane (v. 11; vedere 1 Timoteo 5:13). Paolo protesta con veemenza. Nulla nel suo insegnamento poteva offrire il pretesto ad un simile disordine (v. 6,7,11 ; confr. 1 Tessalonicesi 4:11). Anzi, egli aveva dato l’esempio, facendo un lavoro manuale per non essere di peso a nessuno. Ma l’esempio supremo è la «paziente aspettazione di Cristo» (v. 5), che attende di presentare a se stesso la sua cara Chiesa.

Con le epistole ai Tessatonicesi arriviamo alla fine delle lettere che Paolo ha scritto a sette assemblee molto diverse fra loro. Vi sono trattati i differenti aspetti della vita e della dottrina cristiana, dall’acquisizione della salvezza, in «Romani», fino alla gloria futura. Tutti questi insegnamenti hanno un grandissimo valore per noi; che il Signore ci accordi di ritenerli, affinché stiamo saldi (2:15).




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