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Piccolo commentario dell’Antico Testamento

Primo libro di Samuele

Jean Koechlin

Indice:
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1 Samuele

Capitolo 1, versetti da 1 a 11

Iniziamo oggi lo studio dei libri di Samuele. Tuttavia l’epoca dei Giudici non è terminata e ne vedremo ancora due: Eli e Samuele, prima del principio del periodo dei re. Come l'ha fatto per Sansone, Dio comincia col presentarci la famiglia in cui nascerà Samuele. Elkana era un Levita (1 Cronache 6:33-38) che abitava nella contrada montuosa di Efraim. Egli aveva due mogli: Peninna e Anna. Non era secondo il pensiero di Dio, e vedete quali ne sono le conseguenze in questa casa: continue dispute, a tal punto che Peninna può essere chiamata la nemica di Anna. Invece di consolare questa, perché non ha il figlio che desidera, Peninna non cessa di «mortificarla continuamente... affin d'inasprirla». Dei nemici in una famiglia? Che tristezza! Come sono i nostri rapporti fra fratelli e sorelle?

Ogni anno Elkana saliva con la famiglia a Sciloh, il centro stabilito dall’Eterno ove si trovava l'arca con i sacerdoti. Anna, questa volta, vi reca il suo dolore e lo espone a Dio in preghiera. Non era forse quel che poteva far di meglio? Imitiamola, invece di rispondere a quelli che possono causarci della pena. Realizzeremo che abbiamo da fare con l'«Iddio di ogni consolazione» (2 Corinzi 1:3).




1 Samuele

Capitolo 1, versetti da 12 a 28

Dio non può rispondere alle preghiere che hanno per oggetto la nostra propria soddisfazione (Giacomo 4:3). Invece quando il nostro scopo è la sua gloria, non manca mai di esaudirci. È il caso di Anna. Ella ha chiesto un figlio, non per tenerlo egoisticamente con sé, ma affinché diventi un servitore di Dio «per tutti i giorni della sua vita». È pure il desiderio più caro dei genitori cristiani, che i loro figli siano consacrati al Signore Gesù fin dalla loro fanciullezza. Tale è stata, senza dubbio, per parecchi di noi, la preghiera dei nostri genitori già prima della nostra nascita. Ma la risposta dipende anche dal nostro desiderio personale. Se abbiamo, come Samuele, una madre pia, che giorno dopo giorno ci ha presentati al Signore, siamo privilegiati, ma anche molto responsabili.

Anna ha esposto la sua richiesta a Dio «con preghiere e supplicazioni», come siamo esortati in Filippesi 4:6. Ma ella ha pure realizzato il versetto precedente (Filippesi 4:5) rispondendo con dolcezza a Eli che l’aveva ingiustamente accusata di essere ebbra. Ora non ha più lo stesso aspetto. La pace di Dio riempie il suo cuore (Filippesi 4:7), prima ancora della risposta che non tarderà.

«Iddio ha esaudito» sarà il significato del nome del piccolo Samuele.




1 Samuele

Capitolo 2, versetti da 1 a 11

Il versetto citato ieri diceva anche: «Con azioni di grazie» (Filippesi 4:6). Anna non manca ora di ringraziare Colui che ha esaudito la sua preghiera. Non dimenticate di farlo, neppure voi, ogni volta che Dio vi ha esaudito. Ma Anna va ancor più lontano. Ha l’occasione di celebrare l'Eterno nel bel cantico che abbiamo letto. Quali sono i motivi della sua lode? La santità di Dio (versetto 2), la sua conoscenza (vers. 3), la sua potenza (vers. 6) la sua giustizia (vers. 10). Ma soprattutto ella esalta la grazia di cui ella porta il nome (Anna significa: grazia) e di cui è l'oggetto. Questa grazia prende il povero miserabile (voi e io) dalla polvere, sì, di sopra il letame del peccato, e gli dà una parte con Gesù nella sua gloria e nel suo regno.

Infine le sue ultime parole introducono quel re potente, quel1’«unto» che è il Signore Gesù (nella Parola il corno è il simbolo della potenza). Vi rallegrate voi, come Anna, in una tale salvezza? (vers. 1), in un tale Salvatore? È prezioso paragonare le parole di Maria in Luca 1:46 a 55 col cantico di Anna. Anche lei si rallegra non soltanto in Dio suo Salvatore ma in quel che la sua potenza e la sua grazia hanno fatto per tutto Israele (vers. 54).




1 Samuele

Capitolo 2, versetti da 12 a 26

Come aveva promesso, Anna si è separata dal suo fanciullo, che ora abita con Eli a Sciloh nella presenza dell’Eterno. E notiamo il contrasto fra questo giovinetto che serve e i figli di Eli, già uomini adulti, la cui cattiva condotta era uno scandalo per il sacerdozio. Che triste esempio davano infatti questi ultimi a tutto il popolo e particolarmente al piccolo Samuele che li vedeva ogni giorno! Voi che siete più vecchi, fate attenzione all'esempio che date ai più piccoli che vi osservano. Ricordatevi di quella parola del Signore così seria: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in Me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare» (Matteo 18:6). E voi, i più giovani, non lasciatevi influenzare dalla cattiva condotta di certi grandi, di certi così detti cristiani. Guardate al Signore Gesù!

Voi vedete dalla bella storia di Samuele, che un giovane fanciullo può già servire. E che può anche già assomigliare a Gesù (paragonate il versetto 26 con Luca 2:52).




1 Samuele

Capitolo 2, versetti da 27 a 36

A riguardo del popolo la cattiva condotta dei figli d’Eli era uno scandalo. Ma soprattutto di fronte a Dio, che disonore gettato sul suo nome! Hofni e Fineas (tuttavia quest'ultimo porta lo stesso nome d'un sacerdote fedele: Numeri 25:10) erano stati allevati nella prossimità del santuario, a contatto delle verità divine. Grande era la loro responsabilità in rapporto col resto del popolo! Grande è anche la vostra, voi che avete avuto gli stessi privilegi a causa della vostra educazione.

Eli, pur uomo pio, non ha saputo trattenere i suoi figli. Certamente ha loro fatto delle rimostranze (vers. 23), ma ha mancato verso loro di fermezza. Certi figli trovano talvolta i loro genitori troppo severi. Vedano allora quali sono state nei figli di Eli le conseguenze d’un'educazione che non era abbastanza ferma. E per Eli stesso queste conseguenze sono drammatiche: perdita del suo ufficio, morte dei suoi figli. Un profeta è incaricato di recargli questo triste messaggio. Il Nuovo Testamento ci conferma che se i figli d'un servitore del Signore non sono sottomessi e disciplinati possono togliere ogni potenza al ministero del padre loro (1 Timoteo 3:4-5). Avvertimento che concerne forse l'uno o l'altro d'infra i nostri lettori.




1 Samuele

Capitolo 3, versetti da 1 a 21

Dalla sua infanzia, Samuele apparteneva all’Eterno e Lo serviva. Ma gli mancava la conoscenza personale del Signore e la comunicazione della sua parola (vers. 7). Si può conoscere la salvezza, goderne, e tuttavia non conoscere per se stesso la persona del Salvatore. Era il caso di Giobbe: «Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l'occhio mio t'ha veduto» (Giobbe 42:5). È pure il caso di molti giovani, forse il vostro? Allora chiedete al Signore Gesù di farsi conoscere a voi.

Dio parla! Non più in visioni, ma nel suo santo Libro che s’indirizza ad ognuno. Leggetelo dunque come se fosse stato scritto per voi solo. L'attitudine di Samuele è quella che dobbiamo prendere ogni volta che apriamo la nostra Bibbia. «Parla, poiché il tuo servitore ascolta.» Infine, questa bella risposta ci dà l'esempio d'una obbedienza immediata. Essa si mette alla assoluta disposizione di quelli che hanno degli ordini da impartirci (vedere Atti 22:10).

Eli ode la parola solenne che gli ripete il giovane servitore. Anch’egli è sottomesso, dice: «Egli è l'Eterno; faccia quello che gli parrà bene» (vers. 18).




1 Samuele

Capitolo 4, versetti da 1 a 11

Il triste stato del popolo necessiterà una nuova disciplina da parte dell’Eterno. I Filistei saranno gli strumenti di Dio per insegnargli delle dure lezioni. Israele sale contro loro senza consultare l'Eterno. Che cosa avrebbe risposto Dio se fosse stato interrogato?: Non salite! Io non posso darvi la vittoria a cagion dei vostri peccati. Cominciate con umiliarvi.

È quel che era avvenuto al tempo della presa di Ai. Ma il popolo non si preoccupa affatto di ciò che l’Eterno può pensare. Ed una prima sconfitta non gl'insegna nulla. Al contrario! L'Eterno ci ha battuti? Non importa! Lo prenderemo con noi; sarà ben obbligato allora di sostenerci.

Molte persone dette cristiane credono di poter disporre di Dio a loro piacimento. Fanno la loro propria volontà e ad un tempo professano rumorosamente di essere del Signore (vedere Matteo 7:21). Ma Egli dovrà dire un giorno: «Non vi conosco» (Matteo 25:12). Talché Dio è ben lungi d’approvare tutto ciò che è fatto nel suo nome nella cristianità. Il bel nome di Cristo vi si trova sovente associato con del male che si riconosce, ma dal quale non si desidera separarsi.




1 Samuele

Capitolo 4, versetti da 12 a 22

I calcoli sono stati sbagliati. La presenza dell’arca, in mezzo al popolo in cattivo stato, non ha impedito il disastro. L'arca è presa (vedere Salmo 78:56-64). Che vergogna per un reggimento quando il nemico gli prende la sua bandiera! A più forte ragione se si tratta, come per Israele, del trono stesso del suo Dio. Come poter celebrare il giorno delle espiazioni (Levitico 16:14-15) senza il santo propiziatorio ove il sangue doveva essere portato? Ma anche come farlo senza i discendenti di Aaronne per compiere i precetti?; poiché nel contempo anche il sacerdozio è stato colpito a morte. Hofni e Finees sono stati uccisi entrambi.

Forse Eli avrebbe avuto un mezzo per arrestare il castigo divino su tutto Israele. Secondo Deuteronomio 21:18 a 27, egli avrebbe dovuto designare i suoi figli al popolo onde fossero lapidati a causa della loro cattiva condotta. Ma non ne aveva avuto il coraggio. Così ora, non soltanto Hofni e Fineas sono periti, ma 34000 uomini sono morti con loro. E l’arca santa, la gloria d'Israele, è esulata. Quest'ultima notizia uccide il vecchio. L'arca gli stava a cuore più che i suoi, ed è lo stesso per la sua nuora. Chiamando il suo figlio neonato Icabod (cioè «senza gloria» o «non più gloria»), pronuncia l'orazione funebre del suo popolo.




1 Samuele

Capitolo 5, versetti da 1 a 12

L’Eterno ha permesso che l'arca cadesse fra le mani dei Filistei. Ma bisogna che sappiamo questo: Se Israele è stato sconfitto non è a causa della superiorità del dio dei Filistei; è perché Lui, l'Eterno lo ha voluto. Egli mostrerà ai nemici del suo popolo ch'essi hanno fra loro «l'arca della Sua forza» (Salmo 132:8). Per ben due volte l'idolo cade davanti al Dio d'Israele. Poi, come anticamente in Egitto, delle piaghe colpiscono i nemici dell'Eterno. La sua potenza è dimostrata dai giudici.

Vedete anche l’egoismo del mondo. Si rimandavano l'un l'altro un oggetto tanto pericoloso. Nessuno lo voleva.

Distogliamo ora gli sguardi da queste tristi cose; portiamoli su Gesù, di cui l’arca è sempre la bella figura. Al cap. 18 di Giovanni, si cerca Gesù per catturarlo. Alla sua parola: «Sono io!» gli uomini indietreggiano e cadono in terra, come qui la statua di Dagon. Egli si lascia prendere; lo si manda da Anna a Caiafa, da Erode a Pilato (come l'arca da Asdod a Gath e da Gath a Ekron). Ma quelli che dispongono così di Lui, che L'oltraggiano e Lo condannano, debbono imparare questo dalla sua bocca: Essi vedranno «il Figliuol dell'uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo» (Matteo 26:64).




1 Samuele

Capitolo 6, versetti da 1 a 13

Invece di gettar via il loro idolo impotente, per temere e servire d’ora innanzi l'Eterno, i Filistei non hanno che un pensiero: disfarsi al più presto d'un Dio tanto temibile. Questo ci rammenta una scena dell'Evangelo: La potenza del Signore aveva liberato l'indemoniato Legione al paese dei Geraseni. Costoro avevano l'inestimabile privilegio d'una visita del Figlio di Dio. Purtroppo, accecati dai loro interessi, non considerano che la perdita dei loro porci. Invece di rallegrarsi e ricevere Gesù, lo pregano di andarsene dal loro territorio (Marco 5:1 a 17).

Il mondo non ha potuto sopportare la presenza del Signore, perché la sua perfezione lo giudicava. Allora ha voluto sbarazzarsi di Lui.

I Filistei riconoscono la potenza indiscutibile del Dio d’Israele. Essi L'onorano secondo il loro modo ignorante. E l'arca è rimandata alla terra d'Israele, dopo aver essa manifestato per la terza volta la sua potenza. Infatti, nonostante l'assenza del conduttore, e tirata da quelle vacche che, contrariamente agl'istinti naturali, s'allontanano dai loro piccoli, il carro che la porta si dirige in linea retta verso la frontiera d'Israele.




1 Samuele
 

Capitolo 6, versetti da 14 a 21
Capitolo 7, versetto 1

Gli abitanti di Beth-Scemesh hanno l’onore di ricevere l'arca. Ma si permettono di sollevarne il propiziatorio (il coperchio) e Dio li punisce severamente (paragonate Numeri 4:20). Avvertimento per noi riguardo al santo rispetto dovuto alla persona di Gesù. Dio non tollera verso Lui nessuna curiosità profana. Purtroppo, dinanzi al castigo, quei di Beth-Scemesh reagiscono come i Filistei, desiderando sbarazzarsi di quell'arca troppo santa per loro.

Vi sono certi cristiani che assomigliano a questi uomini. Piuttosto di giudicarsi e mettere in ordine i loro affari, preferiscono allontanare il Signore dalla loro mente e dalla loro vita. La sua presenza li mette a disagio. Non è forse triste?

Ma Dio ci presenta ora quelli che, invece sono felici di riceverLo. Gli abitanti di Kiriath-Jearim accolgono l’arca e la trasportano nella casa di Abinadab, sulla collina.

I nostri pensieri vanno a Gesù. Il suo popolo Lo rigettava; Egli non aveva un luogo ove posare il capo, ma in una certa occasione «una donna chiamata Marta Lo ricevette in casa sua» (Luca 10:38). Casa d’Abinadab, casa di Betania, gioia e benedizione per chi apre la sua porta, gioia per l'Ospite divino che vi è onorato.




1 Samuele

Capitolo 7, versetti da 2 a 17

«Era passato molto tempo, vent’anni»! (vers. 2). Per chi è lungo questo tempo? Non per il popolo, che sembra non ne soffra! Né per Abinadab ed i suoi, felici della presenza dell'arca nella loro casa! Ma Dio, che aspettava, ha contato questi venti lunghi anni.

Infine, il lavoro di coscienza si produce; il popolo si lagna. Samuele gli parla da parte dell’Eterno. Si tratta di abbandonare gl'idoli per servire il Dio vivente e vero (1 Tessalonicesi 1:9). Israele obbedisce. Allora Samuele, vero mediatore, parla all'Eterno in favore del popolo.

Ma il radunamento del popolo di Dio non può convenire al nemico. Lo considera come una provocazione. I Filistei s’avanzano,... e l'Eterno dà la vittoria ad Israele. Eben-Ezer: Pietra di soccorso; «Fin qui l'Eterno ci ha soccorsi» (vers. 12). Può ognuno di noi dichiarare pure ciò con riconoscenza? Preziose esperienze, paletti indicatori sulla strada percorsa che glorificano la grazia divina; dobbiamo ricordarcene.

Samuele sarà l’ultimo dei giudici (Atti 13:20). Egli adempie le sue funzioni di fronte al popolo. Ma nel medesimo tempo rimane, per mezzo del suo altare, in comunione con l'Eterno, dinanzi al quale, già da fanciullo, aveva imparato a prostrarsi (cap. 1:28).




1 Samuele

Capitolo 8, versetti da 1 a 22

I figli di Samuele, come quelli di Eli, non hanno camminato nelle vie del padre loro. Questo è serio da considerare per tutti i figli di genitori cristiani. Non basta, come lo pensavano i Giudei, avere un Abrahamo per padre (Matteo 3:9).

Ora il popolo va dal profeta con una richiesta che lo addolora profondamente: vorrebbe un re, come tutte le nazioni. Voler essere come gli altri! In fondo è sovente anche il nostro desiderio, poiché non amiamo farci notare. Non agendo come quelli che ci circondano ci si attira generalmente degli scherni, dell’incomprensione, delle accuse d'orgoglio. E tuttavia, se «ora siamo figliuoli di Dio» (1 Giovanni 3:2), questo stesso stabilisce fra noi ed i nostri compagni del mondo, una differenza fondamentale, una differenza che ne trascinerà molte altre: L'inconvertito non accetta l'autorità di Dio, mentre il credente riconosce invece Gesù Cristo come proprio Maestro e Signore.

Samuele è incaricato di avvertire il popolo di questo: al contrario dell’Eterno che era un Sovrano che colmava i suoi sudditi, il re, che il popolo desidera, sarà esigente e il suo regime severo.




1 Samuele

Capitolo 9, versetti da 1 a 14

Un nuovo periodo della storia d’Israele comincia con la nostra lettura d'oggi. È quello del reame. Il popolo ha chiesto un re. Sente il bisogno d'una bella organizzazione esteriore di cui possa gloriarsi: una monarchia brillante, con una corte piena d'apparato, un'armata spettacolare, infine un re potente e maestoso. Dio gli darà esattamente quel che desidera. Ecco Saul, figlio di Kis, giovane distinto, più bello e più alto di tutto Israele! Non ha forse tutto?

Il padre di Saul lo ha mandato alla ricerca delle asine smarrite. Egli obbedisce, ma invano. «Ritorniamocene», dice Saul al suo compagno. Pensiamo a quel cambiamento di direzione necessario nella vita di ogni uomo e che si chiama la conversione. Quando si è scoperto che l’inseguimento delle cose della terra è inutile e delusorio, allora bisogna «rientrare in sé» come il figlio prodigo (Luca 15:17) e ritornare sui propri passi verso la casa del Padre.

Il compagno di Saul gli dà un savio consiglio: «Andiamo dall’uomo di Dio — dice egli — forse c'indicherà la via». Il rappresentante di Dio per noi, è Gesù. Per conoscere la via da seguire bisogna volgersi verso Lui.




1 Samuele

Capitolo 9, versetti da 15 a 27

Samuele si è affidato al Signore per designare il re chiesto dal popolo. E tutto è divinamente condotto onde egli lo incontri. Invitato al convito, Saul udrà «il Veggente» dichiarargli «tutto quello che vi è nel suo cuore» (vers. 19). Quali sono i desideri che abitano in fondo al nostro cuore? Quello di diventare «qualcuno», di fare grandi cose? Ovvero piuttosto l’umile desiderio di piacere al Signore Gesù?

In seguito alle istruzioni di Samuele, il cuoco ha serbato la porzione migliore per Saul; la spalla, immagine della forza che occorreva per guidare il popolo. Notate che, contrariamente alla doppia porzione dei sacerdoti (vedere Levitico 7:31-32), per lui non si tratta del petto immagine delle affezioni necessarie per amare l’Eterno e il suo popolo. Nel cuore di Saul, aperto davanti a lui come un libro, il profeta, non aveva, purtroppo, trovato quest'amore.

L’indomani, Samuele prende da parte il futuro re per parlargli: «Tu adesso fermati, ed io ti farò udire la parola di Dio» (vers. 27). Questa ingiunzione può essere destinata al peccatore che segue il suo cammino di proprio volontà, per invitarlo ad accettare Cristo adesso. Ma essa è anche per il cristiano. Sapere fermarsi un momento per ascoltare il Signore che ci parla è, specialmente nella vita agitata odierna, una necessità.




1 Samuele

Capitolo 10, versetti da 1 a 12

Samuele compie fedelmente l’atto che tuttavia mette fine al suo servizio di giudice. Spande sul capo di Saul l'olio dell'unzione regale. Poi gli indica la via, come il servo l'aveva sperato (cap. 9:6). Non si tratta più delle asine; sono state ritrovate.

Ma Saul deve ora percorrere le tappe che lo prepareranno ad occupare il trono. Andrà anzitutto al sepolcro di Rachele: la morte, fine dell’uomo naturale e di tutti i suoi vantaggi, è la prima grande lezione per ogni giovane cristiano. Ma questo sepolcro di Rachele si trovava nel luogo ove era nato Beniamino, alla cui tribù Saul apparteneva. Beniamino, il «figlio della destra» del padre, è il tipo di Cristo di cui il riscattato può godere quando realizza la sua morte con Cristo.

Il secondo incontro, a Bethel (la casa di Dio) ci parla dell’adorazione a cui il giovane credente è invitato a partecipare con i due o tre testimoni. Infine, in presenza dei nemici e nella compagnia dei profeti, vi è da rendere una testimonianza per la potenza dello Spirito Santo.

Sembra che Saul sia passato accanto a queste lezioni senza impararle, come ce lo mostrerà il seguito della sua storia. È la prova che si può trovare «tra i profeti», partecipare a tutte le benedizioni dei figli di Dio, senza esserne veramente uno.




1 Samuele

Capitolo 10, versetti da 13 a 27

Ora che Dio gli ha fatto conoscere il re ch’Egli darà al suo popolo, Samuele convoca Israele per presentarglielo. Ma bisogna provare che questa scelta procede dall'Eterno; dev'essere dunque confermato davanti a tutti per mezzo della estrazione a sorte. Saul è designato e il popolo lo acclama a gran grida: «Viva il re!» Giorno di festa e di gioia? Ah! piuttosto triste giorno nella storia d'Israele! «Oggi voi rigettate il vostro Dio» — gli dichiara il profeta (vers. 19). Questa scena ci trasporta molti secoli innanzi al momento in cui questo stesso popolo rigetterà il Figlio di Dio rispondendo a Pilato: «Noi non abbiamo altro re che Cesare» (Giovanni 19:15); o ancora, secondo la parabola di Luca 19:14: «Noi non vogliamo che costui regni su noi.» Non è sopra un trono, è sopra una croce che Israele innalzerà il suo Messia, una croce portante la scritta: «Gesù il Nazareno, re dei Giudei.» Ma questo re disprezzato, oltraggiato, coronato di spine, apparirà tosto come il «Re di gloria» (Salmo 24) e non più soltanto come il Messia d'Israele, poiché «il suo dominio si estenderà da un mare all'altro e... sino alle estremità della terra» (Zaccaria 9:10).




1 Samuele

Capitolo 11, versetti da 1 a 15

In occasione d’una vittoria sui nemici del popolo, si consoliderà l'autorità del re Saul. Nemici ben conosciuti, i figli di Ammon! Sotto le loro minacce arroganti e crudeli, gli abitanti di Jabes di Galaad si trovano in una situazione tragica e quasi disperata. Non li vediamo volgersi verso l'Eterno; anzi, avrebbero voluto fare lega col nemico! Ma, avendo misericordia, Dio li libererà nondimeno per mano di Saul. Questi abitanti di Jabes illustrano in modo colpente il terrore, la onta e infine la misera schiavitù, la parte di quelli che fanno lega col mondo e col suo principe (vedere Ebrei 2:15).

Saul vincitore mostra qualche bel tratto di carattere, non è vero? Oltre lo zelo ed il coraggio, vi è in lui della generosità, della clemenza (vers. 13) come anche una certa modestia. Attribuisce con ragione la vittoria all’Eterno. Un principio pieno di promesse! Quanti giovani hanno avuto come lui una splendida partenza! E poi hanno incespicato al primo ostacolo posto sul loro sentiero per provare la loro fede. Perché? Semplicemente perché è probabile che quella fede non esistesse affatto!




1 Samuele

Capitolo 12, versetti da 1 a 15

Samuele raduna per la terza volta il popolo. Lo raduna a Ghilgal per rinnovarvi la sovranità. E ad un tempo, egli si dimetterà dalle sue funzioni di giudice assolte così fedelmente, come il popolo gliene rende testimonianza. Possiamo accostare le sue parole a quelle di Paolo agli anziani d’Efeso nel cap. 20 degli Atti (vers. 26, 27; 33 a 35). Esse non sono destinate a glorificare colui che le pronunzia, ma a mettere quelli che le odono dinanzi alla loro responsabilità. E per la terza volta Samuele fa sentire ad Israele la perdita ch'esso ha fatto chiedendo un re. Egli sottolinea la sua ingratitudine e la sua mancanza di fiducia verso l'Eterno.

I vers. 14 e 15 ci mostrano che per il popolo era una nuova messa a prova, l’esperienza che doveva fare del re. Senza legge e sotto la legge, nel deserto e nel paese, con e senza giudici (o sacerdoti) ancora e sempre il popolo aveva mancato, abbandonando l'Eterno per ritornare alle sue concupiscenze ed ai suoi idoli. È come se Dio gli dicesse ora: Voi volete un re? Ebbene, vediamo se forse andrà meglio con un re! E, nella Sua condiscendenza, permette questa nuova esperienza.




1 Samuele
 

Capitolo 12, versetti da 16 a 25
Capitolo 13, versetti da 1 a 5

La pioggia scesa alla richiesta di Samuele e in pieno periodo di mietitura (momento in cui non piove mai in quei paesi) era un miracolo destinato a provare al popolo che il profeta gli parlava veramente da parte dell’Eterno. E che cosa dice loro anche? In modo commovente, dopo che si sono umiliati, li esorta a non andar dietro a cose vane che non possono giovare, ma a servire Dio «con tutto il cuor loro» (vers. 20. 21 — paragonate Tito 2:12-14). Il servizio di Samuele come giudice è terminato. Ma egli conserva tutta la sua attività d'intercessore (vers. 23), quanto quella di profeta, per insegnar loro da parte dell'Eterno «la buona e diritta via». La grazia divina mantiene loro nella persona di Samuele questa doppia risorsa: la preghiera e la Parola. Noi possediamo, cari figli di Dio, una Persona ben più eccellente ancora. Gesù, sino alla fine, non cessa di pregare per ciascuno di noi. E per tracciarci la buona e diritta via sulla terra, ci dà il suo Spirito e la sua Parola. Con tali risorse, siamo ben meno scusabili di Israele se non camminiamo alla sua gloria.

Il regno di Saul incomincia. Egli raduna il popolo a Ghilgal, in faccia ai suoi nemici, i Filistei.




1 Samuele

Capitolo 13, versetti da 6 a 23

La situazione non potrebbe essere più critica. I Filistei sono saliti, numerosi come la rena (vers. 5); essi occupano le fortificazioni, e distaccano delle pattuglie che devastano il paese (vers. 17). Di fronte a loro, Israele è sbandato. Alcune centinaia d’uomini seguono Saul tremando, ma non hanno neppure delle armi per difendersi. E da parte sua il re è in perplessità. Samuele, che gli aveva dato appuntamento a Ghilgal (cap. 10:8), tarda a venire, benché sia quello il giorno fissato. Ora, durante questo tempo il popolo scoraggiato l'abbandona e si disperde; il numero dei combattenti si assottiglia. Il re perde la pazienza. Samuele non arriva? Ebbene, egli stesso offrirà l'olocausto. Ma l'atto profano non è terminato che Samuele giunge: «Che hai tu fatto?» esclama egli, colto da terrore. Invano Saul cerca di giustificarsi. «Tu hai agito stoltamente», risponde Samuele. E gli fa conoscere la decisione dell'Eterno: Saul non fonderà la dinastia; il figlio suo non salirà sul trono dopo lui. L'impazienza! Purtroppo la conosciamo. È il movimento della carne che non può sopportare l'attesa. La fede, invece, è paziente; aspetta sino alla fine il momento voluto da Dio (Giacomo 1:4).




1 Samuele

Capitolo 14, versetti da 1 a 10

Nel capitolo 13, abbiamo considerato con tristezza quel che la carne può fare, o piuttosto non può fare: aspettare l’istante voluto da Dio. In contrasto, il nostro capitolo ci mostrerà quel che la fede può compiere. Le risorse umane sono tutte dal lato di Saul. Ufficialmente il potere in Israele è all'ombra del melograno di Ghibea. Ma la fede, una fede individuale, è dalla parte di Gionatan e del suo compagno. Per loro, il soccorso è in Dio, conosciuto come Salvatore (vers. 6). Doppio quadro che ci fa pensare alla cristianità d'oggi. Le grandi religioni (dette cristiane) pretendono detenere esse sole l'autorità spirituale e si considerano come delle intermediarie necessarie fra Dio e le anime. Ma il Signore conosce quelli che sono suoi, ed Egli è con loro, compiacendosi di dare loro individualmente i suoi pensieri, la sua potenza e la sua liberazione all'infuori delle organizzazioni controllate dagli uomini. Umanamente considerata, la spedizione di Gionatan era una folle avventura. I Filistei in forza occupavano i punti strategici. Gionatan conta su Dio, aspettando da Lui un segno per avanzare. Che contrasto col proprio padre,... e quale esempio per noi!




1 Samuele

Capitolo 14, versetti da 11 a 22

Dal loro posto fortificato sulla punta di una rupe, gli avamposti filistei hanno visto in basso i due giovani d’Israele. E non si peritano di beffarsi di loro. — «Venite su da noi», gridano ironicamente. Non sospettano affatto di dare ai due uomini il segnale che questi aspettavano dall'Eterno: il segnale della loro propria distruzione.

Ora la fede non solo sa aspettare, ma sa pure farsi avanti e combattere quando Dio glielo dice. Pieni di ardimento, i nostri due combattenti salgono arrampicandosi per la roccia e raggiungono la cima. Non pensano al pericolo che corrono, ma alla potenza divina. E questa fa cadere dinanzi a loro i nemici d’Israele. Gli scherni di poco prima fanno posto allo spavento che man mano coglie tutto il campo dei Filistei, i quali in una cieca follia, si distruggono fra di loro, mentre gli «Ebrei» dispersi riprendono coraggio e si radunano nuovamente.

Così un piccolo inizio (quando è la fede che lo produce) può avere un grande risultato. Nello stesso modo, se siamo fedeli, Dio potrà servirsi delle nostre piccole vittorie per incoraggiare e consolidare i cristiani che ci circondano.




1 Samuele

Capitolo 14, versetti da 23 a 34

La disfatta dei Filistei è totale. Il popolo si è radunato con Saul per inseguirli e sterminarli. Tuttavia egli non è animato della fede che Gedeone ed i suoi compagni avevano manifestato in simile occasione. Questi inseguivano Madian «stanchi ma proseguendo sempre» perché avevano bevuto «al torrente tra via» (Giudici 7:6; 8:4). Qui, invece, Saul ha proibito al popolo di prender cibo per tutto il giorno, nonostante il duro sforzo che aveva da sopportare. Interdizione legale, frutto dell’immaginazione, che ci fa pensare a tante altre invenzioni degli uomini in fatto di religione! Essa non produce che conseguenze incresciose: anzitutto la sconfitta dei Filistei è meno grande di quel che lo sarebbe stata con un esercito in pieno possesso dei suoi mezzi. D'altra parte, venuta la sera, quando il popolo ha finalmente la libertà di rifocillarsi, è tanto affamato che prepara la sua carne uccidendo le bestie e mangiando la carne col sangue, commettendo così un peccato degno di morte (Levitico 17:10-14). Non era forse ben più grave disobbedire all'Eterno che trasgredire l'ordine di Saul?




1 Samuele

Capitolo 14, versetti da 35 a 52

Vegliamo sulle nostre parole e in particolare sulle promesse che possiamo fare. Abbiamo visto ieri le conseguenze disastrose del giuramento irriflessivo che Saul aveva pronunziato. Egli ha inutilmente indebolito il suo esercito, impedito la fine dell’inseguimento del nemico e condotto il popolo a trasgredire il comandamento relativo al sangue. Un'ultima conseguenza (ma che non servirà più delle precedenti ad aprire gli occhi del povero re) sarà la condanna del solo uomo di fede: il valoroso Gionatan. Costui si trova ora in pericolo di morte, non per la spada dei Filistei, ma da parte del proprio padre! Comprendiamo che dietro a tutto ciò c'è Satana che agisce. Tenta con questo mezzo di sbarazzarsi dell'uomo di Dio; tuttavia l'Eterno non lo permette e si serve del popolo per liberare Gionatan. Questa scena assomiglia a quella che seguì la disfatta di Ai (Giosuè 7). Ma qui tutti i torti sono dalla parte di Saul, di cui la follia e il cieco orgoglio sono manifesti agli occhi di tutti. E lungi dal contare d'ora innanzi sull'Eterno che aveva dato la vittoria, il re continua ad appoggiarsi sulla carne, reclutando uomini forti e valorosi per la propria guardia personale.




1 Samuele

Capitolo 15, versetti da 1 a 16

Questo capitolo 15 è importante sotto due aspetti. Contiene il castigo divino contro Amalek e ad un tempo la prova finale del re Saul, soggetto di cui desideriamo parlare domani.

Avversario vile e crudele, Amalek aveva attaccato Israele di sorpresa, appena dopo l’uscita dall'Egitto. Questa malvagità non poteva essergli perdonata. «Io cancellerò interamente di sotto al cielo la memoria di Amalek» aveva dichiarato l'Eterno (Esodo 17:8 e 14). Quattrocento anni erano trascorsi, ma Dio non aveva dimenticato. «Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno», dice il Signore (Matteo 24:35). E neppure Israele avrebbe dovuto dimenticarlo: «Ricordati di ciò che ti fece Amalek, durante il viaggio, quando usciste dall'Egitto — aveva raccomandato Mosè — tu cancellerai la memoria di Amalek di sotto al cielo: non te ne scordare! (Deuteronomio 25:17 a 19).

Non dimentichiamo neppure noi i nemici che ci hanno sorpresi nel passato. Come si chiamano? Ira, menzogna, impurità... o peccato di qualsiasi altro nome. Se la nostra vigilanza diminuisse a riguardo di questi frutti della carne, potremmo aver da imparare nuovamente una lezione che tuttavia avevamo già pagata molto cara in precedenza. Non risparmiamoli dunque e giudichiamo questi frutti della vecchia natura.




1 Samuele

Capitolo 15, versetti da 17 a 35

Samuele ha passato una notte d’angoscia che ha dovuto ricordargliene un'altra (cap. 3:11); quella in cui gli fu annunziato il castigo sulla casa di Eli.

Saul non ha annientato interamente Amalek, per conseguenza dev’essere rigettato come re. Un re disobbediente non può che condurre il popolo nella disobbedienza; dev'essere perciò allontanato dal potere.

«Ascoltare val meglio che il sacrificio» (vers. 22). La più bella azione di tutta la nostra vita è senza valore se non c’è l'obbedienza. E questo versetto si applica a tutte le opere per mezzo delle quali la cristianità cerca invano di soddisfare Dio, invece di ascoltare e ricevere semplicemente la sua Parola. Qui è ascoltare che val meglio del sacrificio. Ma è detto la stessa cosa della bontà e della conoscenza dell'Eterno (Osea 6:6), della giustizia e della rettitudine (Proverbi 21:3) dello spirito rotto (Salmo 51:16- 17), della misericordia (Matteo 9:13), dell'amore (Marco 12:33).

Vedete invece che cosa produce in Saul la carne, oltre alla disobbedienza: la vanteria (vers. 20), la menzogna, il rigettamento della colpa su altri (vers. 15, 21), l’ostinazione, un falso pentimento e con tutto ciò il mantenimento d'una reputazione (vers. 30). Quadro veramente ben triste.




1 Samuele

Capitolo 16, versetti da 1 a 13

Il re secondo la carne è messo da parte nei pensieri di Dio, benché il suo regno si prolunghi ancora un certo numero d’anni. E un altro re è introdotto, quello del quale Samuele aveva detto: «L'Eterno s'è cercato un uomo secondo il cuor suo» (cap. 13:14). È Davide (il cui nome significa Diletto), prezioso tipo di Cristo, Lui che è perfettamente secondo il cuore di Dio. Cominciamo oggi la sua lunga e bella storia.

Samuele non era preparato a riconoscerlo, poiché, nonostante l’esperienza con Saul, guardava ancora «all'apparenza». Noi pure — non è vero? — giudichiamo facilmente secondo le apparenze e ci lasciamo influenzare dalle qualità (e dai difetti) esteriori. Ora, «Iddio non ha riguardi personali», ripete Galati 2:6. Egli riguarda al cuore! E che cosa vede nel mio cuore? Che cosa vede nel tuo? Dell'amore per Gesù? Tutte le apparenze di pietà, per le quali possiamo ingannare e gli altri e noi stessi, non potrebbero ingannare Lui.

Samuele fa visita a questa famiglia d’Isai. Ed è il pastorello che si era trascurato di convitare alla festa (e praticamente dimenticato) che sarà unto «in mezzo ai suoi fratelli» come re per l'Eterno. Quest'unzione d'olio, figura dello Spirito Santo, ci ricorda come il Diletto del Padre è stato designato a Giovanni il Battista: «Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo» (Giovanni 1:33; vedere fine del vers. 12).




1 Samuele

Capitolo 16, versetti da 14 a 23

Lo Spirito di Dio aveva investito Davide. Ma Egli si era ritirato dall’infelice Saul, facendo posto ad uno spirito satanico che ora lo tormenta. Dio si serve di questo per introdurre alla corte, in qualità di suonatore d'arpa, il giovane Davide, musicista valente che diverrà più tardi «il dolce salmista d'Israele» (2 Samuele 23:1). E, in quest'occasione gli è resa una bella testimonianza (vers. 18). Ogni particolare menzionato ci riporta a Colui di cui Davide è il tipo: Cristo, vero «rampollo del tronco d'Isai», del quale sta scritto: «Lo Spirito dell'Eterno riposerà su Lui,... lo Spirito di conoscenza e di timor dell'Eterno» (Isaia 11:1-2). Che testimonianza rendiamo noi, davanti al mondo, del nostro Diletto?

«Io ti presi dall’ovile, di dietro alle pecore, perché tu fossi il principe d'Israele, mio popolo», dirà più tardi l'Eterno di Davide (2 Samuele 7:8). Un altro contrasto con Saul: costui era stato chiamato mentre inseguiva invano delle asine, montatura dei nobili, ma senza valore per i sacrifici. Mentre Davide occupandosi delle sue pecore è stato preparato a «pascere» fedelmente il popolo d'Israele (vedere Salmo 78:70-71).




1 Samuele

Capitolo 17, versetti da 1 a 16

Ecco nuovamente i Filistei radunati contro Israele. E questa volta dispongono d’un campione straordinario, alto più di tre metri (quasi due volte la statura normale), rivestito d'un'armatura di circa settantacinque chili; un colosso così formidabile per cui la sola vista basta ad agghiacciare i suoi nemici di terrore. È Goliath! Pieno d'orgoglio, si avanza di tra le file e lancia una sfida a chiunque voglia opporsi a lui in lotta singolare. E non soltanto nessun avversario si presenta, ma ogni volta gl'Israeliti fuggono d'innanzi a lui, presi da gran paura; ogni volta il gigante coglie l'occasione per oltraggiare gli eserciti dell'Eterno. Goliath ci ricorda quel che è detto dell'ippopotamo: «Quando si rizza, tremano i più forti, e dalla paura son fuori di sè» (Giobbe 41:16). E ci fa soprattutto pensare a quell'«uomo forte» di cui parla il Signore (Marco 3:27): Satana stesso che, per mezzo del timor della morte, esercita un dominio crudele sugli uomini, cercando di farne definitivamente i suoi schiavi (vers. 9).

Durante questo tempo Davide va e viene, dal suo gregge alla corte del re, a suo agio tanto qui come là, bella immagine di Gesù nella sua umiltà e nella sua instancabile consacrazione.




1 Samuele

Capitolo 17, versetti da 17 a 30

Mandato dal padre, come un tempo Giuseppe (Genesi 37:13), per aver notizie dei suoi fratelli, Davide è qui l’immagine di Colui che ha lasciato il cielo per visitare il mondo in grazia. Ed ecco ch'egli ode la sfida di ogni giorno, l'oltraggio lanciato contro Israele dal campione filisteo. Costernato, s'informa. Il fratello Eliab l'ode e lo riprende per la sua curiosità. Accade così a dei maggiori di strapazzare ingiustamente e senza riguardi i loro fratelli e sorelle più giovani.

Benché abbia assistito all’unzione di Davide, Eliab non lo prende sul serio. Pure nell'Evangelo, vediamo che i fratelli di Gesù «non credevano in Lui» (Giovanni 7:5).

Quaranta giorni sono trascorsi. Purtroppo, bisogna arrendersi all’evidenza: in faccia al Filisteo nessuno si presenta! Nessuno per liberare Israele! Né Eliab, nonostante la sua alta statura (cap. 16:7) — avrebbe potuto aver vergogna della propria viltà dinanzi a Davide — neppure Saul (anch'egli più alto di tutto il popolo dalle spalle in su) poiché l'Eterno l'ha abbandonato! Ma per la fede di Davide, Goliath non è che un Filisteo, vinto in anticipo perché si è permesso d'insultare le schiere del Dio vivente (Isaia 37:23,28).




1 Samuele

Capitolo 17, versetti da 31 a 40

Davide si presenta a Saul e gli fa parte del suo disegno. «Tu non puoi andare» risponde subito costui. Impressionato tuttavia dalla risolutezza e dalla ferma fiducia del giovane (Ebrei 13:6), Saul si dichiara pronto ad aiutarlo: Ecco la sua armatura; egli la impresta a Davide. Ma imbarazzato, paralizzato nei suoi movimenti, quest’ultimo non può servirsene. No, le sue armi saranno gli umili arnesi del pastore. Senza valore agli occhi degli uomini, metteranno tanto più in evidenza la potenza dell'Eterno.

Quest’armatura di Saul ci parla di tutte le risorse e precauzioni della sapienza umana; la fede considera ciò come un ostacolo!

Formato da Dio nel segreto per il servizio al quale era destinato (come lo son stati tanti servitori e Gesù stesso a Nazaret), Davide si presenta ora in pubblico, pronto al combattimento. E, per sottolineare la potenza dell’Eterno, egli racconta un'esperienza di questa «scuola del deserto». Ha ucciso senza testimonio un leone ed un orso, liberato una pecora. Noi pensiamo ad un altro Pastore che mette la propria vita per le sue pecore, liberandole dal crudele Avversario (Giovanni 10:28; 17:12; 18:8-9). Valore prezioso d'un solo agnello per il cuore di questo buon Pastore!




1 Samuele

Capitolo 17, versetti da 41 a 54

Nuovamente il Filisteo esce dalle file con la solita provocazione. Ma chi dunque gli viene incontro? È quello il campione che Israele gli oppone? un adolescente senza armatura, tenendo in mano un bastone, una fionda da pastore? Si vogliono forse beffare di lui? Egli squadra dall’alto al basso quel misero avversario, indegno di misurarsi con lui e sogghigna con disprezzo! Ma Davide non si commuove, lui che potrà scrivere: «L'Eterno è la forza della mia vita; di chi avrò paura?» (Salmo 27:1). Con gesto sicuro la pietra è lanciata; essa penetra nella fronte del gigante che cade bocconi a terra. Davide corre prontamente, e gli taglia la testa con la spada di lui. Allora son grida di vittoria nel campo d'Israele, la confusione e la sconfitta in quello dei Filistei. Scena memorabile! Essa illustra la potenza della fede, di quella fede che permette al credente di riportare in ginocchio simili vittorie. Ma voi sapete che ha un'importanza infinitamente più grande. Tipo di Cristo, Davide ha trionfato su Goliath, figura di Satana. Per mezzo della morte, Gesù ha reso impotente «colui che aveva il potere della morte, cioè il diavolo» (Ebrei 2:14). È la vittoria della croce, principale e meraviglioso soggetto della lode eterna.




1 Samuele
 

Capitolo 17, versetti da 55 a 58
Capitolo 18, versetti da 1 a 9

Davide, dopo la vittoria, ritorna dal re tenendo in mano la testa del gigante. E constatiamo con stupore che Saul non sa più di chi Davide è figlio. Non vi fu forse un simile accecamento anche a riguardo del Signore Gesù? I Giudei non conoscevano né Lui né il Padre suo (Giovanni 8:19). Ed è ancora così, anche nei nostri paesi cristiani, ove molte persone non riconoscono Gesù come veramente il Figlio di Dio (1 Giovanni 4:14-15).

Gionatan invece non si fa nessuna domanda riguardo a Davide. Colui che ha dato ad Israele quella straordinaria liberazione non può essere che l’unto dell'Eterno. E l'anima sua si affeziona a Lui, non semplicemente per riconoscenza, o per ammirazione, ma per un legame d'amore intimo e personale. Bell'esempio per il credente che, non soltanto si rallegra della propria salvezza, ma ama Colui che l'ha salvato. Ora l'amore è qualche cosa che si manifesta. Per Davide, il Diletto, Gionatan si spoglia di ciò che costituisce la sua forza e la sua gloria. E voi? Avete riconosciuto Gesù vostro Salvatore come Colui che ha pure tutti i diritti sul vostro cuore e su ciò che vi appartiene?




1 Samuele

Capitolo 18, versetti da 10 a 30

Era tanto profondo l’amore di Gionatan per Davide, quanto violento era l'odio di Saul contro lui. Questi ha incominciato con l'irritazione (vers. 8) accompagnata da gelosia, poi il desiderio di omicidio viene ad abitare nel suo cuore, infine l'atto segue: un tentativo d'assassinare Davide, seguito da molti altri nei prossimi capitoli. È esattamente ciò che la Scrittura chiama «la via di Caino» (Giuda 11). Costui cominciò con l'essere «molto irritato»... e finì per uccidere il fratello. Irritazione e gelosia sono dunque nientemeno che i due primi passi in questo terribile sentiero.

Il re aveva promesso la propria figlia a chi avesse vinto il Filisteo. Non mantiene la parola. Poi si serve della figlia minore per cercare di far perire Davide per mano dei nemici. Avrebbe tuttavia potuto pensare che il vincitore di Goliath avrebbe trionfato ancor più facilmente dei Filistei meno temibili del gigante. E il segreto della sua forza era sempre il medesimo: «L’Eterno era con lui» (vers. 12, 14, 28). «Io non temerei male alcuno, perché tu sei con me», dice egli al Salmo 23:4. — Conoscete voi questo segreto? E conoscete per esperienza quella forza che ne è la conseguenza (2 Timoteo 4:17)?




1 Samuele

Capitolo 19, versetti da 1 a 18

Gionatan si è affezionato a Davide. Ora si presenta l’occasione di testimoniare dinanzi al padre in favore del suo amico. — Se amiamo il Signore non avremo vergogna di parlare di Lui, anzitutto davanti ai nostri familiari. Senza timore, riconosceremo Colui che è senza peccato, che ha colpito il grande Nemico e per mezzo del quale Dio ha operato una meravigliosa liberazione (paragonate vers. 4, 5).

In risposta all’intervento di Gionatan, Saul giura che non farà morire Davide. Promessa bentosto dimenticata! Nel momento stesso in cui Davide è occupato a calmarlo, il re rinnova il suo gesto criminale. Com'è grande l'ingratitudine del cuor dell'uomo verso quelli che gli fanno del bene, ma specialmente verso il Salvatore, di cui Davide è la figura! (Salmo 109:4-5).

Poi lo sciagurato re, roso dalla gelosia, perseguita il proprio genero fin nella sua casa, fin nel suo letto (vedere il titolo del Salmo 59). Mical protegge il marito, ma non come l’ha fatto suo fratello Gionatan con una coraggiosa confessione: essa si serve della menzogna e della dissimulazione. — Davide fugge dalla finestra. Paolo a Damasco, oggetto dell'odio dei Giudei, dovrà fare la stessa esperienza (Atti 9:25; 2 Corinzi 11:32-33).




1 Samuele
 

Capitolo 19, versetti da 19 a 24
Capitolo 20, versetti da 1 a 4

Davide fin qui aveva percorso bene il suo sentiero: genero del re, ufficiale superiore, eroe popolare, sembra che abbia soltanto da aspettare tranquillamente il momento di entrare nella successione di Saul. Ebbene, no! Il piano di Dio a suo riguardo prevedeva degli anni difficili destinati a prepararlo ad occupare il trono. Le prove del credente hanno assolutamente lo stesso scopo: formarlo quaggiù per regnare più tardi con Gesù.

Così Davide deve abbandonare tutto: famiglia, posizione, risorse. Ma, prima delle tribolazioni che l’aspettano, passerà alcuni giorni in compagnia di Samuele a Naioth. Che privilegio per questo giovane all'inizio della sua carriera di ricevere gl'insegnamenti e le esortazioni del vecchio servitore che è al termine della sua corsa. — Giovani credenti, sappiate ricercare voi pure questa compagnia di cristiani più anziani! Approfittate della loro esperienza. Timoteo è stato formato così accanto all'apostolo Paolo. Gli insegnamenti che riceverete in tal modo non vi dispenseranno di fare in seguito come Davide delle esperienze personali. Ma possono e debbono prepararvi ad attraversarle senza danno.




1 Samuele

Capitolo 20, versetti da 5 a 23

L’arrivo di Saul a Naioth ha provocato la fuga di Davide. Tuttavia costui ha conservato qualche speranza di riprendere il suo posto alla corte e ritorna a consigliarsi con Gionatan. «L'amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella distretta» (Proverbi 17:17). Compagni nei giorni felici, Davide e Gionatan proveranno quanto è prezioso e consolante il loro affetto al momento della prova.

A maggior ragione è così nelle nostre relazioni con l’Amico supremo. Potremmo forse conoscere la sua divina simpatia se non ne avessimo mai bisogno? (Ebrei 4:15-16).

Davide apparentemente non è più che un povero esiliato, per il quale le promesse divine del reame sembrano annullate. Ma la fede di Gionatan continua a vedere in lui colui che deve regnare infallibilmente, colui i cui nemici saranno soppressi, compreso il proprio padre (che per un rispetto lodevole evita di nominare). Notate con quale certezza parla dell’avvenire. Così i riscattati di Gesù discernono per la fede le Sue glorie meravigliose e sanno che il loro Salvatore, oggi odiato e rigettato dal mondo e dal suo principe, apparirà bentosto come il Re di gloria avendo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi.




1 Samuele

Capitolo 20, versetti da 24 a 43

Che cosa spiega l’amore reciproco di Davide e di Gionatan? C'era fra essi quello stretto legame che li univa, cioè una stessa fede. L'uno e l'altro avevano mostrato quella fede riportando da soli una vittoria dell'Eterno sui Filistei.

I cristiani si riconoscono fra loro e si amano gli uni gli altri appunto perché hanno in comune questa fede. Bisogna ricordarsene quando scegliamo i nostri amici. Per noi, credenti, non può esservi vera, profonda amicizia all’infuori d'una stessa fede nel Signore Gesù Cristo.

Gionatan, si fa di nuovo, non senza rischio, l’avvocato di Davide presso il padre Saul. Questi, incredulo, ha dimenticato la sentenza dell'Eterno (cap. 13:13-14) e vorrebbe assicurare i diritti del figlio alla successione regale (vers. 31). Apparentemente Gionatan agisce dunque in opposizione al proprio interesse. Così agisce il vero amore (1 Corinzi 13:5). Persino dopo che il padre ha cercato di uccidere pure lui, egli è afflitto a causa dell'oltraggio fatto a Davide (vers. 34), e non per se stesso. — Cari amici, l'oltraggio fatto dal mondo al Signore Gesù ci affligge forse più dei torti che può fare a noi stessi?




1 Samuele

Capitolo 21, versetti da 1 a 15

La vita errante di Davide incomincia. Egli si reca a Nob dal sacerdote Ahimelec. — Il Signore rammemorerà questa scena ai Giudei per provar loro che tutto (la legge compresa) deve essere sottomesso al loro Messia di cui Davide era il tipo (Marco 2:25. 26). — Prima di affrontare le nostre difficoltà, prima d’intraprendere qualsiasi cosa, andiamo a Gesù, il nostro gran Sacerdote. Chiediamogli, come Davide, il cibo e la spada. La sua Parola compresa e ricevuta ci procurerà ad un tempo l'uno e l'altra.

Ahimè! dalla bocca di Davide dobbiamo udire una menzogna! (vers. 2). In seguito, nuovo fallo, cerca rifugio fra i nemici d’Israele e si finge pazzo davanti ad Akis, prìncipe dei Filistei. Triste quadro! Non è forse l'unto dell'Eterno, il vincitore di Goliath, figura (non qui però!) del Signore Gesù? Triste cosa anche quando un cristiano dimentica di essere un rappresentante di Cristo e agisce dinanzi al mondo come un insensato!

Ma è consolante di sapere dal titolo del Salmo 34 che Davide ristorato, dopo il suo passo falso, ha potuto comporre per mezzo dello Spirito quel meraviglioso cantico: «Io benedirò l’Eterno in ogni tempo...» (Salmo 34:1).




1 Samuele

Capitolo 22, versetti da 1 a 10

La caverna d’Adullam diventa il rifugio di Davide. Ma è piuttosto l'Eterno il suo rifugio, come lo dice in un Salmo composto in questa caverna: «Tu sei il mio rifugio» (Salmo 142:5 — vedere pure Salmo 57:1). Egli aggiunge: «I giusti trionferanno meco, perché m'avrai colmato di beni» (vers. 7). I giusti? Si tratta forse di quegli uomini del vers. 2, così poco raccomandabili in apparenza, sospetti, fuori legge, veri rifiuti della società? Sì, Dio chiama così quelli che amano il suo unto e lo riconoscono come capo. Dal momento in cui son venuti da Davide non si tratta più del loro triste passato.

Così quelli che si radunano oggi attorno a Gesù hanno cambiato la loro miseria con la sua giustizia. Quando non hanno più nulla da far valere, e il mondo non ha potuto soddisfarli, trovano in Lui un Capo e un oggetto per le loro affezioni.

Che cosa poteva offrire Davide ai suoi compagni? Per il presente null’altro che delle sofferenze! Ma per l'avvenire, una parte alla sua gloria regale. Tale è la sorte del credente! Che contrasto con le persone di questo mondo che, come i servitori di Saul (vers. 7) ricevono tutti i loro vantaggi e i loro beni nella vita presente!




1 Samuele

Capitolo 22, versetti da 11 a 23

Mentre Davide, il futuro re, è errante ed esiliato coi suoi fedeli, Saul forma contro lui sinistri disegni. Nello stesso tempo la sua gelosia lo spinge all’uccisione dei sacerdoti dell'Eterno. E quel che non ha eseguito contro Amalek, il nemico del popolo, risparmiando Agag ed il bestiame, non teme di farlo verso quella città di Nob che è interamente passata a fil di spada. Per compiere la sua vendetta, Saul si serve del traditore stesso, di Doeg, un Edomita, terribile figura dell'Anticristo che, in un tempo a venire, si leverà contro il Signore e contro Israele (vedere il titolo del Salmo 52).

Consideriamo invece ora un quadro pieno di grazia: Abiatar si rifugia presso l’unto dell'Eterno. «Resta con me — raccomanda Davide — ...chi cerca la mia vita cerca la tua...». «Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me — dice Gesù ai suoi discepoli — ...se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giovanni 15:18,20). Questa persecuzione, quest'odio del mondo è forse un soggetto di timore per i nostri cuori? Allora ascoltiamo, come uscisse dalla Sua bocca, la seguente promessa, preziosa, mai smentita: «Con me sarai al sicuro» (vers. 23, vedere Giovanni 18:9)!




1 Samuele

Capitolo 23, versetti da 1 a 13

Informato dell’attacco dei Filistei contro Keila, Davide avrebbe potuto pensare: «È affare di Saul proteggere il paese». Ebbene, no! Nonostante il pericolo, colui che poco tempo prima aveva liberato le sue pecore dal leone e dall'orso, corre in soccorso della città attaccata. Davide agisce così come il vero re. Soltanto non dimentica di chiedere a Dio quel che ne pensa (vers. 2). Non manchiamo mai di farlo, anche quando intraprendiamo qualche cosa che ci pare bene. Questa è la dipendenza!

Gli uomini di Davide son pieni di timore. Ci fanno pensare ai discepoli del Signore che «erano sbigottiti e Lo seguivano presi da timore» (Marco 10:32).

Per incoraggiare i suoi uomini, Davide interroga di nuovo l’Eterno che gli risponde in modo ancor più preciso. E la vittoria è riportata. Purtroppo Davide sa che quelli ch'egli ha liberati sarebbero capaci di darlo nelle mani di Saul senza esitazione; non si fida di loro. Non era forse così del Signore? Egli era venuto a liberare il suo popolo; tuttavia «non si fidava di loro, perché conosceva tutti... quello che era nell'uomo (Giovanni 2:24-25). Ed Egli conosce pure il nostro cuore.




1 Samuele

Capitolo 23, versetti da 14 a 28

Cieco e indurito, Saul aveva osato dire di Davide al vers. 7: «Iddio lo dà nelle mie mani». Il vers. 14, non senza ironia, ristabilisce la verità: «Iddio non glielo dette nelle mani.» Tuttavia il «diletto», il re «secondo il cuore» di Dio, deve conoscere l’amarezza e l'ingiustizia della sua situazione in margine alla società. Bisogna ch'egli faccia l'esperienza di tutta la malvagità umana contro lui: odio, gelosia, ingratitudine e perfino il tradimento. Quegli Zifei non ci fanno forse pensare a Giuda che vende il suo Maestro? Sì, Gesù, il Re rigettato ha conosciuto ancor più di Davide quel traboccamento di male a suo riguardo, quella «contraddizione dei peccatori contro di sé» (Ebrei 12:3). Il suo cuore, infinitamente sensibile, ne ha sofferto nel modo più profondo.

Quel che Davide ha provato allora, possiamo comprenderlo da certi salmi composti in quel deserto di Giuda (Salmo 54; 63 ecc.). La visita di Gionatan l’incoraggia e dirige la sua mente verso l'avvenire. Ma lui stesso, l'amico fedele «se ne andò a casa sua» (paragonate Giovanni 7:53), mentre Davide, figura d'Uno più grande di lui continua il suo sentiero di rigettamento con quelli che hanno abbandonato tutto per seguirlo.




1 Samuele

Capitolo 24, versetti da 1 a 23

Davide ed i suoi compagni han trovato rifugio in altre caverne: i luoghi forti di En-Ghedi. Ebrei 11:38 ci parla di quegli uomini di fede «(dei quali il mondo non era degno) erranti nei deserti e sui monti, nelle caverne e nei buchi della terra.» Ora ecco Saul, spirante minaccia e strage (come Paolo in Atti 9:1) che, inseguendo Davide, penetra a caso nella caverna ove costui era nascosto. È la mano di Dio, pensano subito gli uomini di Davide: L’Eterno ti procura un'occasione per finirla col tuo nemico e prendere il suo posto sul trono. Ma Davide non lo farà. Egli onora «l'unto dell'Eterno», nonostante la sua malvagità». «Onorate il re» — dice la 1a epistola di Pietro che nel versetto seguente aggiunge (rivolgendosi non soltanto agli schiavi ma a noi tutti): «Siate con ogni timore soggetti ai vostri padroni, non solo ai buoni e moderati, ma anche a quelli che son difficili (1a Pietro 2:17. 18).

Davide mette in pratica anche l’esortazione di Romani 12:19: «Non fate le vostre vendette, cari miei...». Egli si ricorda forse di quest'esperienza, quando scrive nel Salmo 7:4: «ho liberato colui che m'era nemico senza cagione». La sua nobiltà e la sua mitezza ci fanno pensare a Colui che non si è vendicato di suoi nemici, ma che, al contrario, pregava per loro: «Padre, perdona loro...» (Luca 23:34).

Confuso, (vedere Salmo 35:4) umiliato in apparenza, Saul deve riconoscere i diritti di Davide al regno d’Israele. Gli stessi nemici di Cristo dovranno confessare che Egli è «Signore alla gloria di Dio Padre» (Filippesi 2:11; vedere anche Isaia 49:7).




1 Samuele

Capitolo 25, versetti da 1 a 17

Samuele muore e con lui cessano le preghiere ch’egli faceva salire fedelmente in favore del popolo (cap. 12:23). Mosè e lui sono due grandi esempi dell'intercessione (Geremia 15:1). È cosa seria quando Dio ritira un uomo o una donna di preghiera, quando una voce tace... dopo aver forse molto pregato per noi. Tuttavia l'intercessione del Signore non s'interromperà. Egli è «sempre vivente per intercedere per noi» (Ebrei 7:25).

Davide, il vero re, il salvatore d’Israele, è in mezzo al suo popolo come un fedele pastore. Ha vegliato sui greggi del ricco Nabal con la stessa cura di dianzi sulle sue proprie pecore. Ora egli manda i suoi uomini con una parola di pace per la casa di quest'uomo (vers. 6; paragonate Luca 10:5). Ma Nabal non vuol conoscere Davide e lo disprezza (vers. 10), come quei farisei che dicevano di Gesù: «Quant'è a costui, non sappiamo di dove sia» (Giovanni 9:29). Egli rigetta ad un tempo il vero re ed i suoi messaggeri. È pure quel che il Signore annunziava ai suoi discepoli: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi sprezza voi sprezza me» (Luca 10:16).

Inoltre, così come il ricco «stolto» di Luca 12:16 a 20, Nabal si attribuisce quello che Dio ha posto nelle sue mani: il mio pane, la mia acqua, la mia carne...




1 Samuele

Capitolo 25, versetti da 18 a 31

«Mi hanno reso male per bene», potrà dire Davide al Salmo 35:12. È quel che Nabal faceva. È già quel che aveva fatto Saul, come egli stesso l’aveva riconosciuto al capitolo precedente: «Tu m'hai reso bene per male, mentre io t'ho reso male per bene» (cap. 24:18). Ma questa volta, Davide non rende il bene. Afferrato dall'ira, il capo offeso ha cinto la spada per la vendetta. Non assomiglia più al Modello perfetto, «che, oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; che, soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di Colui che giudica giustamente» (1 Pietro 2:23).

In quella casa di Nabal, la saviezza e la follia abitavano a fianco. La follia si era manifestata per bocca dell’incredulo. Nabal (il cui nome significa pazzo). Ora la saviezza interviene a sua volta per mezzo della pia Abigail, donna di buon senso (vers. 3). Con i suoi doni va incontro a colui che riconosce come l'unto dell'Eterno. Ella si prostra, confessa la propria indegnità e magnifica le glorie attuali e future che la sua fede discerne nel re secondo Dio. Noi vediamo che la follia e l'incredulità vanno assieme, come pure la vera saggezza è inseparabile dalla fede.




1 Samuele

Capitolo 25, versetti da 32 a 44

Mentre Nabal banchettava da re (dopo aver respinto ed oltraggiato il vero re), Dio stesso lo colpirà. Non perdiamo nulla a lasciare il Signore agire in vece nostra. Abigail, donna di fede, si è distinta per il suo buon senso, la sua premura (si affretta: vers. 18, 23, 42), la sua umiltà, la sua dedizione. «Quando l’Eterno ti avrà costituito prìncipe... (versione corretta) ricordati della tua serva», ella aveva chiesto (vers. 30, 31; paragonate con la richiesta del brigante in Luca 23:42).

Risposta che oltrepassa tutte le sue speranze: Davide ne fa ora la sua sposa. E questa donna abbandona senza rimpianto le ricchezze della terra per condividere nelle caverne e nei deserti la sorte del re rigettato. Precedentemente unita ad un insensato, ella diventa la felice compagna del «diletto». Ora per le sofferenze, ma più tardi anche per il regno! Bella figura della Chiesa, la Sposa di Cristo che condivide la posizione del suo Signore, oggi, disconosciuta e rigettata dal mondo come Egli stesso lo è; domani, che viene a regnare con Lui in gloria! «Se soffriamo, con Lui altresì regneremo», ricorda 2 Timoteo 2:12 (vedere anche Romani 8:17).




1 Samuele

Capitolo 26, versetti da 1 a 12

Sembrava che la generosità di Davide avesse commosso il cuore di Saul. Purtroppo non si trattava d’un vero pentimento! La vile denuncia degli Zifei che cercano di farsi ben volere, rimette il re malvagio in lotta contro colui che dovrà un giorno prendere il suo posto. Il Salmo 54, scritto a quest'occasione, ci permette di misurare quanto doloroso per Davide era quest'atto infame degli Zifei. Egli implora il soccorso di Dio contro dei violenti che cercano la sua vita (Salmo 54:3). Dio risponde alla sua preghiera, protegge il suo unto e gli fornisce una nuova occasione per mostrare la purezza delle sue intenzioni verso Saul. Una spedizione notturna mette fra le mani di Davide la lancia con cui, per ben due volte, il re criminale aveva voluto trafiggerlo. Una parola sarebbe bastata; ... Abishai l'aspetta. Ma anche questa volta la misericordia gli ferma il braccio.

Non è forse così che il Signore Gesù ha agito? Quando due dei suoi discepoli han chiesto che il giudicio scendesse sui Samaritani che non L’avevano ricevuto, Egli li ha ripresi severamente (Luca 9:54). Metteva così perfettamente in pratica ciò che aveva loro insegnato prima: «Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano... Siate misericordiosi... non condannate» (Luca 6:27, 36, 37). — E noi, cari amici, le mettiamo forse un poco in pratica, queste preziose parole di Gesù?




1 Samuele

Capitolo 26, versetti da 13 a 25

Voi trovate forse difficile comprendere il carattere di Saul. Come conciliare i suoi rammarichi, con il suo rinnovato accanimento ad inseguire Davide per ucciderlo? Non confondiamo la fede con la sentimentalità. Quest’ultima è capace di versare abbondanti lagrime, di ripetere senza vera convinzione: «Ho peccato» (cap. 15:30; 26:21), e ancora di prendere i più solenni impegni. Ma la coscienza non è colpita, e la prova è che i frutti non saranno durevoli. Saul è un uomo superficiale, capace di molte commozioni, ma senza forza per eseguire le sue buone risoluzioni perché non ha la fede.

Che dignità conserva Davide, nonostante la sua umiliazione! Inseguito «come una pernice sui monti», tutto ci mostra che egli è sempre padrone della situazione. Riprende Abner e fa con forza a Saul delle domande, a cui costui non può rispondere (vers. 18).

Nuovamente i nostri cuori si volgono verso Colui, il quale, dopo essere stato umiliato, disprezzato e rigettato, sarà «elevato, esaltato, reso sommamente eccelso». Ed è aggiunto: «I re chiuderanno la bocca dinanzi a Lui» (Isaia 52:13 a 15).




1 Samuele

Capitolo 27, versetti da 1 a 12

Una prima visita di Davide a Gath da Akis si era volta alla sua completa confusione (cap. 21:10 a 15). Nonostante, vi ritorna ora per timore di Saul. Non riconosciamo più colui che, al capitolo precedente, discendeva senza timore in mezzo al campo stesso del suo avversario, per prendergli la lancia al suo capezzale. E riconosciamo ancor meno il vincitore di Goliath in colui che va a cercar rifugio presso i Filistei. Purtroppo, non accade forse sovente che la gente non possa più riconoscerci come discepoli di Gesù? Col Suo soccorso, avevamo forse riportato qualche vittoria. Avevamo, come Davide, mostrato fiducia in Dio, fermezza nella nostra testimonianza dinanzi agli uomini. Gli uomini avevano potuto vedere in noi alcuni caratteri della grazia. Poi da un momento all’altro, non sussiste più nulla. Ci ritroviamo dal lato del mondo, uniti, in certo qual modo, ai nemici del Signore.

Sì, Davide a Gath ha dimenticato la sconfitta del Filisteo. Cari amici, non dimentichiamo mai la croce! Come una barriera, essa ci separa dal mondo che ha crocifisso Gesù.




1 Samuele

Capitolo 28, versetti da 1 a 14

Mentre Davide è a Gath in una situazione equivoca e pericolosa, Saul si trova in una posizione ben più terribile ancora. Dinanzi ai Filistei, che salgono per una nuova guerra, il suo cuore è angosciato, poiché non ha più nessun sostegno. Avendo abbandonato l’Eterno, egli è ora abbandonato da Lui. Si volge da ogni lato. Pena inutile; Dio rimane sordo! Solenne illustrazione di Proverbi 1:24 a 28! Ma ricordiamoci che anche un credente non può sperare di conoscere la volontà del Signore quando la sua coscienza è in cattivo stato.

Anche oggi, ci sono delle persone che pretendono essere capaci di evocare gli spiriti dei morti, e delle quali il diavolo si serve per sviare delle povere anime superstiziose. Queste ultime si trovano infatti messe così in comunicazione, non con i morti, ma coi demoni.

Credenti, vi supplico, non abbiate neppure la curiosità di queste cose. Esse sono agli occhi di Dio delle abbominazioni (Deuteronomio 18:10-12; Levitico 19:31). Saul lo sapeva e, in tempi migliori, era stato zelante per toglierle da Israele (vers. 3). Uomo incostante, carnale, eccolo tuttavia che ricorre nel suo smarrimento a quella evocatrice di spiriti di En-Dor.




1 Samuele

Capitolo 28, versetti da 15 a 25

Scena terrificante! L’indovina stessa ha gettato un grido di spavento. Non è in seguito ai suoi incantesimi che Samuele è apparso. Né lei, né il suo padrone Satana, avevano il potere di farlo. È la mano di Dio che per un istante ha socchiuso la porta del soggiorno dei morti e ha fatto salire sulla scena il suo servitore Samuele. Ciò che il profeta ha da dire assomiglia al messaggio di cui egli, giovanissimo, era stato incaricato per Eli (cap. 3:11 a 13). È una terribile conferma della sentenza dell'Eterno. Un solo giorno dopo, essa sarà eseguita: il regno sarà tolto a Saul e dato a Davide, e il re, coi suoi figli, raggiungerà Samuele nel luogo ove i morti aspettano la risurrezione: per la vita o per il giudicio.

È ben solenne la fine di quest’uomo che aveva incominciato con delle disposizioni così buone. Cari giovani amici, ricordiamoci bene questo: Se non vi è la nuova vita, le qualità più amabili conducono al castigo eterno, tanto sicuramente quanto i peccati più grossolani. Gesù dà questa vita divina a tutti quelli che gliela chiedono. La possedete voi?




1 Samuele

Capitolo 29, versetti da 1 a 11

Fin tanto che non vi fu guerra aperta fra Israele ed i Filistei, la posizione di Davide dagli stranieri poteva sembrare quasi normale; poiché l’odio di Saul lo obbligava infatti all'esilio. Ma ora, al momento della battaglia, questa situazione diventa impossibile a mantenersi; e Davide avrebbe dovuto sentirlo. Purtroppo, egli persevera nel suo doppio giuoco, mostrandosi pronto a prendere le armi contro Israele a lato dei Filistei. Ma l'Eterno, nella sua grazia, si serve della diffidenza dei prìncipi per strappare Davide giustamente al laccio nel quale si è gettato da sé. Ricordiamoci bene che, per il cristiano, il mondo non è soltanto straniero, ma nemico. Non è meno pericoloso nei suoi sorrisi o nei suoi complimenti — qui quelli di Akis a Davide (vers. 6, 9) — che nelle sue violenze.

L’uomo che aveva colpito i suoi diecimila Filistei ha potuto perdere il ricordo delle proprie vittorie. Invece i suoi nemici ne hanno conservato il terribile ricordo (vers. 5; cap. 21:11). Quando abbiamo dimenticato la croce e la nostra precedente testimonianza, il mondo sa sempre additarci: Non è forse quello il cristiano che si credeva migliore di noi?




1 Samuele

Capitolo 30, versetti da 1 a 10

Dio non ha permesso che Davide partecipasse alla battaglia contro Saul (che tanto generosamente egli aveva risparmiato per ben due volte); contro Gionatan suo amico; e contro Israele sul quale dovrà regnare! Ma, benché sia stato preservato, bisogna ch’egli passi ora per la disciplina come ogni servitore disobbediente. Questa disciplina, è il disastro che trova ritornando a Tsiklag. Ah! che disastro per quegli uomini e specialmente per il loro capo! Quelli che più gli son cari sono spariti. Non sa se sono morti o soltanto prigionieri. Davide ha perduto tutto. Ben più: esiliato da Israele, inseguito da Saul, respinto dai suoi falsi amici, ecco che ora i suoi fedeli compagni del principio gli si volgono contro e parlano di lapidarlo. Non ha più nulla... Tuttavia: Dio gli resta! E leggiamo quella notevole parola: «Ma Davide si fortificò nell'Eterno, nel suo Dio» (vers. 6). Non potendo più contare su nulla, né su nessuno, realizza allora quel che dice un cantico: «Quando tutto viene a mancare, Egli stesso mi resta». Allora, con questa forza divina, insegue quella banda di predoni amalekiti.




1 Samuele

Capitolo 30, versetti da 11 a 31

A chi ci fa pensare quel povero schiavo egiziano abbandonato dai suoi padroni, che Davide raccoglie e rifocilla? Non è forse all’infelice peccatore? Quando Satana lo lascia in uno stato di debolezza totale e di morte morale, Gesù, come il buon Samaritano, gli dà la vita, e anche le forze e la capacità di servirLo.

Guidati da quel giovane, Davide ed i suoi uomini dànno addosso all’improvviso agli Amalekiti, occupati a festeggiare la loro vittoria. E, per la grazia di Dio, ricuperano tutto quel che era stato loro rapito, ed anche un grandissimo bottino. Grazia divina di cui bisogna che tutti approfittino, compresi i guardiani dei bagagli! Tale è la risposta di Davide ai suoi compagni egoisti e gelosi. E non è forse anche l'insegnamento del Signore? L'operaio dell'undicesima ora riceverà quanto i suoi compagni del mattino, nonostante il loro dispetto, poiché ha da fare con un padrone pieno di bontà (Matteo 20:14-15). Non pensiamo, per esempio, che un credente malato sia meno favorito nel giorno di Cristo perché apparentemente non è stato «in prima linea». Noi non possiamo giudicare il servizio degli altri cristiani, né apprezzare la loro ricompensa. Il Signore l'ha preparata loro secondo la misura del Suo amore perfetto.




1 Samuele

Capitolo 31, versetti da 1 a 13

Durante questi avvenimenti, Israele e i Filistei hanno attaccato battaglia. Essa volge in breve a vantaggio di questi ultimi, poiché dispongono di un corpo di arcieri contro i quali gl’Israeliti, colpiti a distanza, non possono far uso delle loro armi. Allora ad un tratto tutto manca a Saul. E, in contrasto con Davide al capitolo precedente (vers. 6), anche Dio gli manca. La sola risorsa tragica che vede è di togliersi la vita. Così farà Giuda. Ma, come tanti infelici che la loro disperazione ha condotto al suicidio (piuttosto che nella braccia del Signore), volendo sfuggire al disonore sulla terra, Saul non fa che precipitarsi più presto nell'infelicità eterna. Uomo sciagurato! Aveva avuto il regno e tutto quel che si può desiderare in questo mondo. Ma che cosa serve questo a colui che fa la perdita dell'anima sua? (Marco 8:36).

Al principio del libro di Samuele abbiamo visto la rovina del sacerdozio. Giunti alla fine assistiamo alla caduta del reame secondo l’uomo. Esso crolla in un momento su quel monte di Ghilboa. Ora tutto l'antico ordine di cose è messo da parte, per far posto a Davide, il re secondo Dio, il diletto, figura di Cristo che viene a regnare in gloria.




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