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Morire e poi?

La Bibbia risponde


Autore anonimo


Indice:

1. Destinazione ignota
2. Il punto in cui siamo
3. Delle certezze
 
 

«È stabilito che gli uomini muoiano una volta...» (Epistola agli Ebrei 9:27).

Nessuno contesta questa affermazione della Bibbia. In ogni città, in ogni villaggio, un cimitero ricorda questa fatalità: morire una volta. Per simpatia, per educazione, o perché il lutto ci coinvolge direttamente, ci capita di incontrarci molto spesso con le medesime persone in questo lugubre luogo di appuntamento. E ci si separa senza chiedersi: La prossima volta a chi toccherà? Perché il nostro turno verrà, inevitabilmente.

La nostra vita è come un grande «conto a rovescio». Il processo di invecchiamento e di morte dell'essere umano incomincia già dalla nascita; ma con due grandi incognite: la destinazione finale e a che punto si è del tempo che ci è dato da vivere.

     1. Destinazione ignota

Ignota? Ne siete sicuri? O forse preferite non indagare su questo argomento? Ammetterete che è un atteggiamento inammissibile. Prima di tutto è privo di logica; chi di noi salirebbe su un treno senza sapere dove è diretto? Poi è privo di coraggio; si preferisce non pensarvi!

In fondo un motivo d'aver paura c'è. Il versetto biblico che abbiamo citato prosegue così: «... dopo di che viene il giudizio». Cosa c'è dopo la morte? Ecco la domanda per eccellenza. La Bibbia risponde con una sola parola che suona dura ma della quale non possiamo sbarazzarci: IL GIUDIZIO. Eh, sì. Non è tutto finito nel momento in cui la terra si chiude su una bara. Se il corpo che e' polvere ritorna alla polvere, «lo spirito torna a Dio che l'ha dato» (Ecclesiaste 12:9). A Dio per sentire la sua valutazione e per ricevere una retribuzione.

La vita presente, breve periodo preliminare nella storia eterna della nostra anima, è carica di responsabilità e di conseguenze. Siamo messi alla prova! Che uso abbiamo fatto della nostra libertà, del nostro tempo, della nostra salute, delle nostre facoltà? E soprattutto che posto ha avuto Cristo nella nostra vita? Abbiamo noi trovato in Lui un Salvatore e un Signore?

     2. Il punto in cui siamo

Questi anni, questi giorni, questi minuti che scorrono e il cui numero va via via diminuendo fino allo zero brutale... quanti abbiamo ancora da viverne?

Non ne sappiamo nulla, dicono alcuni. Per questo la morte fa così paura, in un istante può rovinare tutti i nostri piani e spezzare i nostri legami più cari.

Non ne sappiamo nulla, d'accordo, rispondono altri. Ma è meglio così. Perché rovinarsi questo tempo che fugge, questi istanti così avaramente misurati, con l'ossessione che potrebbero presto finire?

Non ne sappiamo nulla, in effetti. Ma proprio questo deve incitarci a prepararci oggi all'incontro solenne col Giudice al quale dovremo rendere conto. Egli stesso ci invita a farlo «Preparati (e qui ognuno di noi può mettere il suo nome) ad incontrare il tuo Dio» (Amos 4:12). In quale modo? Prevenendo il giudizio, cioè confessando spontaneamente a Dio il nostro peccato e accettando il suo perdono e la salvezza gratuita acquistata per noi dall'opera di Gesù Cristo.

     3. Delle certezze

Quanto al momento in cui finirà la sua vita terrena, il cristiano non ne sa più degli altri. AI contrario per quel che riguarda l'aldilà possiede grandi certezze dategli dalla Parola di Dio. Prima di tutto questa: LA MORTE È VINTA. «O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dove il tuo dardo?» (1° Epistola ai Corinzi 15:55).

È senza timore che il credente pensa alla sua morte; egli è pronto. Il giudizio e la condanna che lo attendevano dall'altra parte sono stati portati da un Altro. «Il Salvator nostro Cristo Gesù ha distrutto la morte» (2° Epistola a Timoteo 1:10). «Non v'è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (Epistola ai Romani 8:1).

Per questo fatto la morte ha perduto, per il cristiano, il suo carattere angoscioso. Essa non è più un traguardo spaventoso, ma l'inizio di un avvenire meraviglioso, non rappresenta più la rottura di ogni legame più caro, ma è anzi la conquista definitiva di ciò che più ama. È la porta attraverso la quale egli passa per entrare nel cielo. Al di qua la fatica, le preoccupazioni, la sofferenza; al di là il riposo, la pace, la felicità senza nubi e senza fine.

Non volete voi regolare ora il grave e grande problema della vostra eternità, accettando semplicemente la salvezza che Gesù vi offre e di cui ha lui stesso pagato tutto il prezzo?




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