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Il « Diletto » del Salmo 45

André Gibert

Il Messaggero Cristiano, ottobre 1978

 
 
Questo magnifico Salmo celebra Cristo come re, ma un re che si chiama «il diletto», «l’amato» (*). Egli è il re vincitore nelle battaglie, un eroe che infiamma il cuore dei suoi fedeli; è il re delle nozze di gloria e di pace, che conquista il cuore della Sposa.

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(*) Il Salmo 45 è un «canto», un «inno nuziale». L’espressione tradotta con «inno nuziale» significa anche «canto d’amore» o «canto dell’amato (o del diletto)». L’autore di questo articolo fa riferimento a quest’ultimo significato (n.d.t.).
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Egli riunisce così i caratteri di Davide e quelli di Salomone, e li porta alla perfezione. Libererà il suo popolo col giudizio dei suoi nemici eseguito combattendo, e ne farà il centro della benedizione milleniale, come «Sposa» terrestre associata al re divino. La Chiesa, «Sposa» celeste dell’Agnello, anticipa queste cose su di un piano più elevato e, godendo già dei risultati della vittoria di Cristo, aspetta al presente la manifestazione gloriosa di Colui che è ancora nascosto nel cielo ma al quale lo Spirito la unisce.

Davide che lotta, soffre, trionfa, liberando i suoi dopo lunghe prove, e Salomone pacifico, saggio, glorioso, saranno riuniti in questo «Diletto», in onore del quale i figli di Core composero questo Salmo. Come non ricordarci che Davide significa «l’amato» e che Salomone, alla sua nascita, è stato chiamato, da Natan il profeta, «Iedidia», cioè «amato dall’Eterno»? Cristo è l’amato, il diletto del Padre, prima di essere il nostro. Ed è l’amato nostro perché è l’amato del Padre.

Davide, quando fu unto, era misconosciuto dai suoi famigliari e suo padre stesso, che gli aveva fatto dare quel nome, lo tratta come un essere di nessuna importanza (1 Samuele 16). Ma era stato scelto dall’Eterno (1 Samuele 13:14; Salmo 78:70), ed era l’Eterno che l’aveva guardato, istruito, formato nella sua giovinezza solitaria di pastore. È agli occhi di Samuele, l’uomo di Dio, che Davide appare come la Parola lo descrive: «Era biondo, aveva dei begli occhi e un bell’aspetto». Ma sarà oggetto di disdegno e di odio non solo da parte del re secondo la carne, Saul, ma anche dei suoi, di suo fratello Eliab, di suo figlio Absalom. Così Gesù, oggetto delle delizie del Padre, non sarà né conosciuto dal mondo, né ricevuto dai suoi; è stato senza bellezza agli occhi degli uomini, senza splendore. Il suo «sembiante» era disfatto (Isaia 52:14) e «noi non ne facemmo stima alcuna» (Isaia 53:3). Ma la fede di Abigail e dei compagni di Davide rigettato ha saputo discernere la bellezza dell’«unto» e anticipare il momento in cui altri, ravvedutisi dal loro accecamento e beneficiari delle sue vittorie liberatrici, i figli di Core (figura di un residuo futuro che il Messia libererà) diranno: «Tu sei bello, più bello di tutti i figli degli uomini» (vers. 2).

La parte dei cristiani è più preziosa di quella di questi ultimi come anche dei primi. La grazia sulle sue labbra, la giustizia nei suoi pensieri e nelle sue vie, la clemenza e la verità che accompagnano l’esercizio dell’autorità che ha ricevuto di giudicare «perché è Figlio dell’Uomo» (Giovanni 5:27), la magnificenza della sua venuta e l’olio di letizia sul suo capo nel giorno del trionfo, tutto questo noi lo vediamo e lo gustiamo in anticipo, se amiamo l’apparizione di Cristo. Ma fin d’ora lo vediamo sul trono del Padre nel cielo, coronato di gloria e d’onore perché ha gustato la morte per tutti e ha trionfato nella croce. È diventato il nostro «diletto», Lui il Figlio Unico che è nel seno del Padre e sua delizia come uomo quaggiù.

Quanto a Salomone, se è stato il glorioso re di giustizia e di pace, è perché era Iedidia, l’amato dell’Eterno, lui il secondo figlio di «quella che era stata moglie di Uria». In questo si spiega magnifica la grazia di Dio, perché la gloria possa spiegarsi più tardi. Davide, umiliato e pentito, era stato reintegrato; aveva accettato con sottomissione la morte del figlio del suo peccato ed ora la certezza della sua reintegrazione gli fa dare il nome di Pacifico (Salomone) a chi sa che gli succederà un giorno. Non poteva ancora supporre quante sofferenze avrebbe dovuto attraversare prima che questo figlio sia stabilito re nella pace. Ma la grazia accoglie e contrassegna col sigillo d’un nome meraviglioso colui che entra in questo mondo. «L’Eterno amò Salomone e mandò il profeta Natan che lo chiamò Iedidia, a motivo dell’amore che l’Eterno gli portava» (2 Samuele 12:25).

Così il vero Salomone, re di gloria, Emmanuele, Dio con noi, annunciato da un inviato celeste, Gabriele, è nato nel mezzo di un popolo abbassato, da una vergine della casa di Davide ma che viveva nell’umiltà profonda; ha partecipato al sangue e alla carne ma senza peccato e «Dio era con Lui». E quando entra nella sua carriera pubblica, Gesù, stimato, come uomo, figlio di Giuseppe, di Davide, di Adamo, di Dio (secondo la sua genealogia) è salutato da Dio stesso con le parole: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto» come lo sarà verso la fine del suo servizio «sul monte santo».

Più tardi, e solo più tardi, sarà il diletto della Sulamita (*); ma è divenuto il nostro, credenti. Le sue bellezze non sono rivelate se non a quelli e a quelle che la grazia ha portato a lui e che, per lui, dimenticano tutti i loro legami della carne (v. 10). La Sposa terrestre (Israele) si inchinerà ben presto davanti al suo Signore, che «s’innamorerà della sua bellezza» (v. 11). La Sposa celeste (la Chiesa), ancora sulla terra, già s’inchina e adora.

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(*) Cantico dei Cantici 7:1, figura di Israele reintegrato e fedele (n.d.t.).
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Il Salmo 45 è un «cantico dell’amato», il Diletto di Dio, ed è in Lui e in Lui solo che Dio ci ha resi graditi; noi che, come tutti gli altri, lo avevamo stimato «colpito, percosso da Dio e umiliato» (Isaia 53:4)! Stimiamo noi abbastanza il privilegio infinito d’avere un oggetto comune con Dio, il suo Diletto? Che «una parola soave» ci ferva in cuore, e che la nostra anima fervente goda della preziosa comunione stabilita fra Cristo e i suoi, tra il Redentore e i redenti, tra il Capo e i suoi compagni, tra lo Sposo e la Sposa, una comunione che si radica nella «nostra comunione che è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo»!




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